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Somewhere

di Sofia Coppola. Con Stephen Dorff, Elle Fanning

di Rosario Sparti

Johnny, attore statunitense, vive a Hollywood nel leggendario hotel Chateau Marmont. Se ne va in giro sulla sua Ferrari e casa sua è un flusso continuo di ragazze e pasticche. Fino a quando giunge inaspettatamente allo Chateau la figlia undicenne, Cleo. Il loro incontro spinge Johnny a riflessioni esistenziali, sulla sua posizione nel mondo.

Con questa sua nuova opera, in concorso alla 67° mostra del cinema di Venezia, Sofia Coppola,  esaurita la cosiddetta “trilogia sulle adolescenti inquiete” con MARIE ANTOINETTE, declina le sue consuete tematiche volgendo lo sguardo ad un mondo più adulto e maschile. Protagonisti della storia un inconsueto Stephen Dorff, solitamente visto in ruoli da villain, e la più naturale delle sorelle Fanning, Elle; inoltre una grottesca incursione italiana del protagonista, allo scopo di ricevere un premio alla nostrana serata dei telegatti, ci consente poi curiosamente di vedere sullo schermo “mostri” televisivi come Simona Ventura o Valeria Marini.

La noia che affligge le giornate di questo attore “so lonely”, come cantano i Police nel film, è rappresentata attraverso una messa in scena che fa dell’accumulo di dettagli apparentemente insignificanti il perno narrativo dell’opera. Una scelta minimalista che è ulteriormente rafforzata dall’uso insistente di lunghe inquadrature fisse che prediligono il montaggio interno, una fotografia asciutta ed uno uso discreto delle musiche che non fanno da traino alle immagini come nei film precedenti (unica eccezione lo splendido momento musicato dai The Strokes). Questo stile lieve, fino a essere quasi impalpabile, è caratteristico della regista che qui lo spinge all’estremo, creando una poco piacevole sensazione di stasi e asfissia per lo spettatore che poi è quella stessa che vive Johnny, personaggio che presenta qualche affinità con il TOBY DAMMIT di felliniana memoria.

L’arrivo e i piccoli momenti di piacevolezza vissuti con la figlia, vero elemento adulto della coppia, sono privi di clamore ma tanto basta per spingere il protagonista alla domanda su quale percorso scegliere nella propria vita. In questa pellicola minore, che si spera svolga il ruolo di trampolino per opere più coraggiose, la risposta arriva nel finale in cui il protagonista sceglie di spezzare il circolo chiuso, in cui correva a inizio pellicola, percorrendo una linea retta che condurrà da qualche parte verso l’ignoto.

 



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[06-09-2010]

 
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