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Sciopero della fame contro i tagli alla scuola

Un'insegnante romana ha piantato la tenda a piazza di Montecitorio

Giuliana Lilli ha 43 anni, è romana, di professione fa l’insegnante, è precaria, ha un curriculum di tutto rispetto, un passato da docente universitaria. Nella tempesta che sta attraversando la scuola in questi mesi, lei almeno il posto di lavoro non l’ha perso. Eppure Giuliana Lilli da ieri dorme in una tenda piantata a piazza di Montecitorio. Lì ha cominciato lo sciopero della fame, partecipando ad una sorta di staffetta che sta coinvolgendo nella stessa forma di protesta molti insegnanti, da Milano a Palermo.

Il loro obiettivo è chiaro, lo ripetono da mesi: il governo deve ritirare il taglio di 8 miliardi di euro alla scuola pubblica. 

“Ci teniamo alla scuola” dice Giuliana, “ci teniamo ad una scuola che sia veramente pubblica, di qualità. È per questo che diciamo basta, vogliamo il ritiro di questi tagli, vogliamo il ripristino quantomeno della situazione precedente.”

Situazione che non era di certo rosea. Giuliana stessa, seduta su una sedia di plastica di fronte alla sua tenda blu, ammette che  soprattutto negli ultimi anni gli insegnanti hanno dovuto far fronte a difficoltà sempre crescenti: ma adesso, alle porte dell’anno scolastico 2010/2011, la situazione è diventata insostenibile.

“Le persone perdono il lavoro” denuncia, “non conoscono il loro futuro, le famiglie si ritrovano a fronteggiare la mancanza del tempo pieno, i ragazzi subiscono la discontinuità didattica.”

non si sente parte di una strumentalizzazione politica, come il ministro Gelmini ha commentato: “non abbiamo bandiere di partito dietro di noi”, afferma. Proprio al ministro Gelmini, lei e gli insegnanti coinvolti nella protesta chiedono anzitutto quell’ascolto che finora non c’è stato. Non è sufficiente sentirsi dire che i soldi non ci sono, come ha ricordato il ministro nei giorni scorsi. A riguardo, anzi, l’idea di Giuliana è diversa: “non si dice il vero. I soldi ci sono, è che non si vuole investire nella scuola.”

“Io mi appello affinché tutta la società civile si senta chiamata in causa”, prosegue Giuliana. “Non è un privilegio di casta, quello per cui stiamo lottando. Non stiamo combattendo solo per il posto di lavoro. È per la scuola, e la scuola riguarda tutti, riguarda il futuro dei nostri figli”.

Giuliana Lilli è pronta ad andare avanti nel suo sciopero della fame: dice che smetterà quando non si sentirà più in condizione di proseguire. Determinata come lei sono gli insegnanti che l’hanno preceduta nello sciopero della fame e che le daranno il cambio quando lei smetterà. Credono nella possibilità di smuovere qualcosa: “certo che ci crediamo” conclude Giuliana Lilli, sorridendo, “e ci devono credere sempre più persone. Se ci chiudiamo nel nostro piccolo è finita.”

Antonio Scafati

[06-09-2010]

 
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