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La solitudine dei numeri primi

Di Saverio Costanzo. Con Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Martina Albano.

di Rosario Sparti 

I numeri primi sono divisibili soltanto per uno e per se stessi. Sono numeri solitari e incomprensibili agli altri. Alice e Mattia sono entrambi “primi”, entrambi perseguitati da tragedie che li hanno segnati nell'infanzia. Quando, da adolescenti, s'incontrano nei corridoi di scuola, riconoscono il proprio dolore l'uno nell'altra. Crescendo, i loro destini s'intrecciano in un'amicizia speciale, finché una quantità di emozioni mai confessate li costringerà ad affrontare la domanda delle loro esistenze: due numeri primi potranno mai trovare un modo per essere insieme?

Con questa sua nuova opera, in concorso alla 67° mostra del cinema di Venezia, Saverio Costanzo, con grande coraggio sceglie la soluzione del doppio salto mortale: cambiare per l’ennesima volta il proprio registro linguistico e rileggere uno dei bestseller più noti degli ultimi anni secondo una nuova e insolita prospettiva. Adattando il romanzo, il regista sembra essere ben consapevole dei numerosi problemi della storia, a questo scopo decide di spezzare la linea temporale degli eventi, tagliare una buona fetta dell’opera letteraria e spostare l’attenzione dello spettatore sulla ricerca dell’origine dei traumi dei protagonisti. Purtroppo nonostante le buone premesse Costanzo non riesce del tutto nell’impresa.

Il regista, supportato dallo stesso Paolo Giordano, decide di far emergere l’angoscia che era presente sottotraccia nel libro creando un vero e proprio thriller sentimentale, in questo fa da manifesto d’intenti la scena iniziale che sin dai titoli di testa trascina lo spettatore in un mondo orrorifico. Dall’uso delle musiche (Goblins, Morricone) ai rimandi cinematografici  (il cinema di Argento, SHINING, CARRIE, LO SGUARDO DI SATANA) è deliberata l’intenzione del regista di girare un teen movie macchiato dall’ombra d’inquietanti traumi giovanili.

La prima ora della pellicola, quando il regista non lascia fiato allo spettatore, è straordinaria con alcune sequenze di ottimo livello e scelte inusuali e vincenti (la scena iniziale, la festa in casa, l’apparizione di Filippo Timi). Grande merito di questo lavoro è del regista ma soprattutto dei suoi collaboratori (Fabio Cianchetti alla fotografia, Francesca Calvelli al montaggio, Mike Patton alla colonna sonora, un cast d’ottimo livello con una convincente Alba Rohrwacher, il buon esordiente Luca Marinelli ed una straordinaria Isabella Rossellini) che realizzano dal punto di vista tecnico un’opera di livello internazionale, ma quando si decide di cambiare registro e si svela sempre più lo spessore bidimensionale dei personaggi, la struttura finisce per crollare. Il regista comincia a girare a vuoto, molte soluzioni appaiono gratuite e l’impressione generale è di freddezza per una storia che nelle vene ha il sangue del melodramma. Il puzzle costruito sull’incrociarsi d’un inevitabile legame non ha tutti i pezzi al proprio posto e si esce dalla sala con il sapore dell’occasione mancata.

 



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[06-09-2010]

 
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