Giornale di informazione di Roma - Sabato 16 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Altre di Cinema
 
» Prima Pagina » Cinema » Altre di Cinema
 
 

Cinema anni 80, tra nostalgie e ricordi

intervista ad Enio Drovandi

Enio Drovandi C’era una volta il vecchio compianto cinema italiano, tanti sono i film che hanno fatto la storia del made in Italy. Nel quartiere romano dell’Eur il 07 agosto si è svolta una serata dedicata agli indimenticabili anni ottanta con i revival del film Sapore di Mare e come ospite d’onore non poteva mancare Enio Drovandi, simpatico attore toscano che abbiamo avuto il piacere d’incontrare.

Enio Drovandi com’è stato l’inizio della sua carriera nel mondo dello spettacolo?


Ho iniziato nel 1981 con un film I Miracoloni, regia di Francesco Massaro. Per me fu un’esperienza straordinaria e indimenticabile in quanto ho lavorato nella pasticceria di famiglia, facevo le paste con mio padre anche se mi divertivo a scrivere testi di canzoni sulle carte che usavo per incartare i pasticcini. Un bel giorno conobbi Benigni, lo iniziai a frequentare più spesso e grazie a lui conosco il regista Massaro al quale feci subito una buona impressione e da li è iniziato il mio lungo cammino nel mondo dello spettacolo. Poi ho fatto Sapore di Mare nel 1983, un film indimenticabile, recitando anche nella seconda serie. Ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare con attori del calibro di Renzo Montagnani, Gastone Moschin però un'altra persona che mi ha molto guidato e saputo consigliare è Marcello Mastroianni. Feci con lui il Fu Mattia Pascal, in quell’occasione mi disse una frase molto importante ovvero “quando reciti, pensa a ciò che dici”.

Sei diventato famoso con i Ragazzi della 3 C, storico telefilm che in questi
anni hanno replicato tantissimo, posso chiederti qual’é la differenza fra il cinema di un tempo e quello di oggi?

La differenza è sul piano prettamente culturale, un tempo molti attori emergevano con l’avanspettacolo, attori della mia generazione, ti cito Ezio Greggio e Jerry Calà, provengono dal cabaret. Successivamente sia l’avanspettacolo, che il cabaret sono finiti e gli anni ottanta- novanta si sono rivelati anni del nulla. Oggi è cambiato un mondo, molti attori nascono dai reality, alcuni sono bravi, ma sono veramente pochi. Il guaio del cinema italiano è che non è composto da caratteristi, la cui cosa è presente nel cinema americano dove tutti i più grandi attori sono prima di tutto caratteristi. La figura del caratterista è ormai defunta e con quale risultato? La maggior parte dei film sono brutti e poco seguiti.

Secondo lei sarebbe possibile rifare qualche remake dei vecchi film?

Assolutamente no anche perché se prendiamo ad esempio i Ragazzi della 3C in primis alcuni attori non ci sono più e fra questi cito Ennio Antonelli, l’indimenticabile papà di Bruno Sacchi, oppure Guido Micheli, il cummenda Zampetti. A ciò aggiungiamo che non è più proponibile con i tempi di oggi un certo format di film, se si rifacesse non saremmo più apprezzati come in passato.

Qual è la medicina migliore per far tornare il cinema italiano ai livelli di un tempo?


Bisognerebbe bloccare tutto e tornare indietro di 25- 30 anni, dico questo perché il bravo attore deve sapersi proporre, se non sa proporsi non va da nessuna parte e la recitazione a quel punto rimane un hobbie. La figura dell’attore odierno ha perso questa vecchia tendenza, il cinema italiano potrebbe rilanciarsi se si proponessero dei buoni film, talmente seguiti da poter riparlare di essi anche fra quindici anni.

Dalle tue parole si deduce una condanna totale al sistema di oggi che fa emergere tanti giovani ragazzi nel cinema nostrano, partendo dai reality?

I reality sono utili nella misura in cui servono per far lavorare, ma non è il metodo adatto perché non tutti hanno la fortuna di continuare a dare la loro presenza nello spettacolo. Ci sono persone che sono state per tre mesi nella casa del Grande Fratello, una volta usciti dalla casa hanno partecipato a dei programmi televisivi, ma sul più bello sono spariti nel nulla, ritrovandosi disoccupati. Il nostro settore oggi ha ben 200 disoccupati, quindi puoi capire che non è una situazione da portare avanti. La mia condanna è totalmente generazionale.

Marco Chinicò

[11-08-2010]

 
Lascia il tuo commento