
Quando è entrata la safety car e ha deciso di restare in pista, in pochi avrebbero scommesso un centesimo sul suo arrivo tra i primi tre, figuriamoci sulla vittoria. I conti giusti però, evidentemente li ha fatti lui. Questo ragazzone di Queanbeyan ha realizzato un piccolo capovaloro su quell'indegno circuito che è l'Hungaroring, portando a casa la quarta affermazione stagionale e riprendendosi la vetta del mondiale (grazie anche alla Mclaren che ha tradito il povero Hamilton). Scusate se è poco.
Il suo compagno, il predestinato Vettel, ha combinato un'altra sciocchezza, gettando al vento l'ennesima occasione e l'ennesima pole: il suo sguardo sul podio dice tutto e non c'è bisogno di ulteriori commenti. Rimediare una penalità così ingenuamente non è roba di chi vuol diventare campione del mondo. Sorride anche Fernando Alonso, perché sa che ha ottenuto un secondo posto che vale molto in chiave iridata. Quello che preoccupa è la superiorità tecnica della Red Bull che qui è divenuta schiacciante. Polemiche sulle ali mobili a parte (che coinvolgono anche la Rossa), la speranza è che dopo la pausa estiva, gli altri team trovino una soluzione per colmare almeno in parte un gap che ha assunto contorni imbarazzanti e che nuoce gravemente allo spettacolo. Sul tortuoso tracciato ungherese, da segnalare le belle prove di Petrov (quinto con la sua Renault, miglior risultato in carriera), Hulkenberg e del solito folletto Kobayashi. Un bravo va anche a Rubens Barrichello, che, a pochi km dalla fine, si è andato a prendere un punto, lottando come un leone contro Michael Schumacher. Il tedesco ha aggiunto alle sue indecorose prestazioni una vergognosa manovra per evitare l'umiliante sorpasso: a Spa pagherà con l'arretramento di dieci posizioni in griglia. Ci auguriamo che ritorni più saggio dalle vacanze e capisca che forse è il caso, l'anno prossimo, di dedicarsi un po' più alla famiglia.
Giu. Cil.
[01-08-2010]
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