Giornale di informazione di Roma - Lunedi 11 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Politikamente
 
» Prima Pagina » Politikamente
 
 

Berlusconi-Fini, stavolta proprio finita

Ufficiale lo strappo nel Pdl: cacciati i fedelissimi del Presidente della Camera

 di Filippo Pazienza

Tanto tuonò che piovve. E l'acqua, copiosa come il più classico dei temporali estivi, non si è fatta attendere inondando e affogando il Pdl. Nel centrodestra si conclude - nel peggiore dei modi - quel processo di implosione sull'asse Berlusconi-Fini iniziato ormai da tempo e che ad aprile scorso aveva chiaramente lasciato intendere l'imminente epilogo. Lo strappo si consuma giovedì sera, quando l'ufficio di presidenza del Pdl decide di deferire - in sostanza si è trattato di una vera e propria espulsione - ai probiviri tre deputati, tutti fedelissimi di Gianfranco Fini: Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata.

Più o meno lo stesso trattamento viene riservato anche al cofondatore del partito, nei confronti del quale Berlusconi spende parole durissime: "Viene meno la fiducia nel ruolo di garanzia del presidente della Camera. Non è mai successo che la terza carica dello Stato assumesse un ruolo politico facendo una vera e propria opposizione, critiche in sintonia con la sinistra e con una struttura organizzativa sul territorio. Abbiamo tutti ritenuto che il Pdl non potesse pagare il prezzo troppo alto di mostrarsi un partito diviso". 

Commentando un documento approvato con 33 voti a favori e 3 soli contrari (i finiani Ronchi, Urso e Viespoli), il Presidente del Consiglio ripercorre brevemente le tappe di un rapporto ormai deteriorato: "Si è presentato un dissenso da parte di Fini e degli uomini a lui vicini nei confronti del governo, della maggioranza e del presidente del Consiglio. Io non ho mai risposto, anzi ho sempre smentito i virgolettati che mi hanno attribuito. Abbiamo tenuto un comportamento responsabile, visto il momento di crisi che viviamo. Abbiamo provato in tutti i modi a ricucire con Fini, ma non è stato possibile. Non sono più disposto ad accettare il dissenso, un vero partito nel partito".

Il Presidente della Camera, con un pensiero poi ribadito anche oggi da Berlusconi - ("Si dimetta, faccia come Pertini nel '69") - viene esplicitamente invitato a farsi da parte col concreto rischio di vedersi sfiduciato in Parlamento. La sentenza è scritta, ma non può spingersi oltre a livello formale soprattutto in considerazione della vera e propria minaccia con cui Fini risponde alla 'cacciata' paventando il ricorso al giudice ordinario. Ipotesi che scuote le certezze del partito e lo spinge ad evitare un boomerang politico virtualmente devastante.

 Circa 24 ore dopo, messo spalle al muro, Fini esplode e una volta per tutte decide di voltare pagina: "In due ore, senza la possibilità di esprimere le mie ragioni, sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare". Lasciare la presidenza della Camera? Neanche per sogno: "Ovviamente non darò le dimissioni, perché il presidente della Camera deve garantire il parlamento e non la maggioranza che lo ha eletto". L'attacco all'ex amico si fa poi durissimo: "Berlusconi ha dimostrato ancora una volta di possedere una concezione non proprio liberale della democrazia. Una logica aziendale, modello amministratore delegato-consiglio d'amministrazione, che di certo non ha nulla a che vedere con le nostre istituzioni".

Conseguenze concrete? Dopo una vera e propria resa dei conti, i finiani ("uomini e donne liberi che sosterranno lealmente il governo ogni qual volta saranno prese scelte nel solco del programma elettorale e lo contrasteranno - spiega Fini - se le scelte saranno ingiustamente lesive dell'interesse generale") si fanno da parte dando l'addio al Pdl. A Palazzo Madama sono già almeno 10, soglia minima necessaria per costituire un gruppo autonomo. Alla Camera, la rappresentanza tocca velocemente quota 33 concretizzandosi in un nuovo soggetto politico chiamato 'Futuro e Libertà per l’Italia'. Tra di essi ci sono quasi i tutti i 'finiani doc' (da Bocchino a Granata, da Urso alla Bongiorno compresi Ronchi e Tremaglia) ma non mancano le defezioni eccellenti, in primis quella Gianni Alemanno che giustifica così la scelta: "Sono schierato dalla parte di Berlusconi con chiarezza". 

Il Governo trema ma, almeno per ora, Berlusconi si sente ancora blindato: "Abbiamo i numeri per andare avanti - assicura il Premier -, così come abbiamo ben chiaro il programma da completare. Io non ho difficoltà a continuare la collaborazione con validi membri del Governo. Voto di sfiducia contro Fini? Lasciamo che siano i membri del Parlamento ad assumere iniziative al riguardo". Proprio la futura convivenza in seno al Consiglio dei Ministri coi rappresentanti finiani (Andrea Ronchi ministro delle Politiche europee, Adolfo Urso vice ministro allo Sviluppo economico, Roberto Menia sottosegretario all'Ambiente e Antonio Buonfiglio sottosegretario all'Agricoltura) sarà il prossimo e fondamentale - per la tenuta dell'Esecutivo - nodo da sciogliere. La risposta, probabilmente, arriverà non prima di Ferragosto se non addirittura oltre.

[30-07-2010]

 
Lascia il tuo commento