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HAIR INDIA: dai tempi sacri dell'India a Hollywood

Incontro con Raffaele Brunetti, Marco Leopardi e Ilaria de Laurentiis

Locandina HAIR INDIA La parola “globalizzazione” è ormai entrata nelle nostre vite, trasformandosi velocemente da neologismo in luogo comune. In pochi anni l’espressione “mondo globalizzato” è diventata la sintesi delle enormi contraddizioni della realtà dei nostri tempi. Sotto un diluvio di articoli, saggi e analisi socio-economiche è forse -ancora una volta- il cinema a saper trovare la chiave più immediata per raccontare un fenomeno di dimensioni collettive.

HAIR INDIA di Raffaele Brunetti e Marco Leopardi racconta il mercato (globale) delle hair extension, ossia delle ciocche di capelli che si aggiungono all’acconciatura per adeguarsi in fretta ai nuovi look dettati dalla moda. Le extension di miglior qualità provengono proprio dall’India, dai capelli sani -mai tinti né trattati- delle donne indiane più povere. I capelli sono donati ai templi come atto di devozione e successivamente venduti in aste pubbliche: una parte di questi arriva per la lavorazione in Italia, a pochi chilometri da Roma. Gli acquirenti delle costose extension sono numerosi, anche nel mercato indiano …

In occasione della IV edizione dell’Est Film Festival, Raffaele Brunetti, Marco Leopardi e la montatrice Ilaria de Laurentiis incontrano il pubblico dopo la proiezione del documentario.

Nell’immaginario collettivo l’India è il paese delle grandi contraddizioni: qual è stata la vostra percezione al riguardo?

Raffaele Brunetti: Sia io che Marco avevamo già lavorato in India e cercavamo un progetto che ci riportasse nel paese. L’India sta vivendo una fase di cambiamento rapidissimo, visibile anche nel mutare delle mode: le grandi multinazionali non possono lasciarsi sfuggire quello che sta diventando il più grande mercato di importazione del mondo.
La globalizzazione ha imposto anche nuovi canoni di bellezza: le donne indiane fanno uso di creme schiarenti e si sono moltiplicate le palestre, mentre in precedenza si apprezzava il tipo fisico più “morbido”. I capelli sono molto importanti per le donne indiane e donarli è un grande atto di fede. Sono stato affascinato anche dalle contraddizioni interne delle storie che abbiamo filmato: dalla famiglia che dona i capelli in pellegrinaggio ma sogna la modernità per i figli, alla manager che compra le extension ma va a pregare al tempio.

Come siete riusciti a ottenere tanta naturalezza dalla famiglia indiana, mentre li seguivate in un momento intimo come il pellegrinaggio?

Marco Leopardi:  Durante le riprese siamo stati affiancati da diversi interpreti, perché in India si parlano varie lingue e perfino gli indiani spesso non si capiscono tra loro. Credo che un elemento che ha aiutato la famiglia di Gita a aprirsi davanti alle telecamere sia stato sapere che non potevamo capire quello che stavano dicendo. Siamo tornati in Italia con materiale girato di cui non capivamo nulla, e abbiamo faticato non poco a trovare dei traduttori qui nel nostro paese. Ilaria è stata bravissima e molto intuitiva a lavorare in queste condizioni sul materiale che le abbiamo dato.

Ilaria de Laurentiis: E’ sempre difficile per un montatore lavorare con due registi, ma nel caso di HAIR INDIA il lavoro è stato facilitato dal fatto che ci fosse un concept forte e comunicato in modo molto chiaro. Nel lavoro di post-produzione e montaggio abbiamo lavorato anche cercando di non trasformare il documentario in una contrapposizione netta tra ricchi e poveri, modernità e tradizione. Abbiamo deciso di lasciare che i fili della storia si intrecciassero in modo non cronologico.

Pensate che l’atteggiamento dei pellegrini cambierebbe se sapessero che le loro offerte alimentano un business milionario?

RB: Assolutamente no. Il loro gesto non prevede una ricompensa, ma è dettato unicamente dalla fede e dal desiderio di adempiere un voto. La loro è una tradizione tramandata da generazioni e sapere che i capelli sono inceneriti -come accadeva in passato- o venduti non modifica lo spirito con cui è fatta l’offerta. Una donna a cui abbiamo spiegato che i suoi capelli sarebbero stati trasformati in extension ha commentato “se una donna occidentale vuole mettersi in testa la negatività di cui io mi sono liberata, tanto peggio per lei”.
 
 

[26-07-2010]

 
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