Giornale di informazione di Roma - Martedi 12 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Politica Roma
 
» Prima Pagina » Politica Roma
 
 

Il 20 settembre nascerà Roma Capitale

le critiche di Medici e Lobefaro

Il 20 settembre nascerà Roma Capitale e il suo primo cittadino onorario sarà il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Almeno questo è il volere del sindaco Gianni Alemanno. Ma l'ente nascerà ufficialmente all'atto dell'approvazione del decreto in seconda lettura da parte del Governo, grazie alla quale saranno trasferiti i nuovi poteri.

LE PROPOSTE DI MODIFICA - Tuttavia il testo approvato con voto unanime dal Consiglio comunale contiene alcune modifiche rispetto a quello proposto, modifiche di cui il Sindaco dovrà farsi portavoce presso il Governo: tra i punti che la commissione capitolina sulle riforme istituzionali vorrebbe cambiare c'è il numero degli assessori della giunta (da 12 a 15, pari a un quarto del numero di consiglieri). Si cercherà di ottenere il mantenimento dei 60 consiglieri del consiglio comunale che diventerà Assemblea capitolina e che il Governo vorrebbe ridurre a 48.

Inoltre viene previsto un tetto massimo per i rimborsi dei consiglieri, che non possono superare l'indennità annuale. Discorso municipi: il governo vorrebbe portarli da 19 a 12 ma il consiglio comunale si è opposto rivendicando il potere di stabilirne il numero che dovrebbe essere di 15. Ora, così come ha spiegato Alemanno, "Il parere del consiglio comunale dovrà superare un iter fino ad approdare alla commissione bicamerale sul federalismo fiscale, anche se poi l'ultima parola spetta al Governo" che dovrà approvarlo in seconda lettura, "speriamo il 20 settembre". Ma prima del nuovo passaggio al vaglio governativo, il decreto dovrà avere l'ok di Regione e Provincia (entro il 26 luglio) e quello di tutte le altre Regioni in sede di Conferenza Unificata.

VOTO UNANIME - Attorno al lavoro della commissione c'è stato il plauso di tutta l'aula, di certo dei 56 presenti per un lavoro che, secondo il presidente della stessa Francesco Smedile (Pd), "è stato svolto in un clima particolare: tutta la città ha bisogno di cambiare, chiunque sia il sindaco". Anche per i capigruppo di Pdl e Pd i cambiamenti proposti sono proiettati al miglioramento, ma soprattutto al risparmio.

CRITICHE - Il consenso unanime del Campidoglio è però oggetto di disappunto da parte di Sandro Medici, presidente del X Municipio: "Con il voto del consiglio comunale, si è definitivamente chiusa la promettente stagione del decentramento amministrativo, avviata nel gennaio del 2001 con l'istituzione delle Municipalità". Continua Medici: "I gruppi consiliari hanno purtroppo preferito corrispondere a una visione angusta e rattrappita della città restringendo le funzioni di governo ai soli organi del Campidoglio e così escludendo gli ambiti municipali, che pure nel corso di questi anni avevano brillantemente collaudato la loro capacità amministrativa e istituzionale". Critico anche il consigliere provinciale del Pd Giuseppe Lobefaro: "Il voto su Roma Capitale è insufficiente e deludente perché non tiene conto dell'esigenza del governo dell'area metropolitana. Quella intrapresa dalla destra capitolina è una battaglia di retroguardia, che inspiegabilmente trova il consenso anche delle forze di opposizione".

 
 

[19-07-2010]

 
Lascia il tuo commento
 
 
 
  CORRELATE