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Precari della scuola in piazza contro i tagli del governo

un precario: ''Sfiderei chiunque a lavorare per 250 euro al mese''

Vogliono il rispetto del loro lavoro e una prospettiva per il futuro, i precari della scuola. Si sono radunati a piazza di Montecitorio, davanti alla camera dei deputati, per protestare contro i tagli alla scuola pubblica previsti dalla manovra economica del governo, votata proprio oggi.

Tra magliette provocatorie, striscioni e bandiere di partito e dei sindacati, i precari chiedono poche cose ma chiare. Tra queste, la salvaguardia della scuola pubblica.

“Il governo italiano – dice una delle manifestanti – è convinto che la scuola pubblica può essere di qualità soltanto se è concorrenziale con il privato. Noi invece siamo fermamente convinti che la Costituzione garantisce la qualità della scuola pubblica come pari opportunità per tutti i cittadini.”

Ma non c’è solo la volontà di difendere un’idea di scuola che, a detta dei manifestanti, sta cedendo sotto i colpi dei tagli: in gioco c'è anche la loro stessa dignità di lavoratori che, dopo anni di precariato, vogliono veder riconosciuti titoli di studio, sacrifici e anni di insegnamento.

“Non voglio essere trattata come qualcosa da buttare come un’immondizia – spiega un’insegnante. Io voglio essere trattata come una persona che ha scelto questo lavoro, l’ha fatto con passione e bene per tanti anni, e dopo 14 anni di precariato vogliamo il nostro ruolo.”

Di storie come queste ce ne sono tante, nella piazza di Montecitorio.
Un giovane insegnante di storia e filosofia racconta che da sei mesi percepisce uno stipendio di 256 euro al mese, con supplenze rinnovate mensilmente. “L’anno scorso – dice – avevo una supplenza annuale, e quindi la possibilità di lavorare con le stesse classi per un lungo periodo, fare bene il mio lavoro e di ottenere il mio stipendio normale.”

“Sfiderei chiunque a lavorare per 250 euro al mese – prosegue – e a fare progetti a lungo termine. Ma questo soprattutto impedisce anche di lavorare con motivazione. È chiaro che in questi casi l‘aspetto economico diventa centrale, e demotivante.”


Antonio Scafati

[16-07-2010]

 
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