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Tracce di Dna di Busco su reggiseno Cesaroni

ricostruita in aula anche la dinamica dell'omicidio

Sul corpetto e sul reggiseno che indossava Simonetta Cesaroni quel 7 agosto 1990 quando fu uccisa c'erano tracce di saliva contenenti Dna riconducibile a Raniero Busco, l'ex fidanzato della ragazza che per quella morte è sotto processo a Roma con l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà.

La conferma si è avuta oggi dalla relazione in aula, davanti alla III Corte d'Assise, del maggiore del Ris di Parma Marco Pizzamiglio, che, insieme col generale Luciano Garofano, ex comandate dello stesso Ris, ha compiuto una consulenza tecnica per incarico della pubblica accusa. Il primo a illustrare l'attività tecnica compiuta è stato Garofano, il quale ha spiegato tutte le tecniche utilizzate per compiere gli accertamenti biologici di cui è stato incaricato nel 2007. "Tutto è ruotato intorno all'esame del Dna - ha detto - Le precedenti indagini, infatti, portarono a indicazioni di persone successivamente scagionate. Ma al tempo le possibilità tecniche erano profondamente limitate".

Il maggiore Pizzamiglio è stato perentorio: "I dati raccolti implicano la presenza di tracce di saliva sul corpetto e sul reggiseno indossati da Simonetta Cesaroni, il cui Dna è riconducibile a Busco. Ed è chiaro-ha aggiunto- che dalle sperimentazioni risulta che la saliva non resiste ai lavaggi. Sono state comparate le tracce col Dna delle altre 29 persone cui fu prelevato il campione biologico, nonchè con i profili d'archivio di circa 29mila altre persone. Ma nessun esito positivo. Cosa diversa sulle tracce biologiche latenti trovate su un tavolino e sull'ascensore: era Dna umano ma di un profilo maschile di soggetto ignoto". La conclusione del maggiore Pizzamiglio è che "dal calcolo biostatistico l'ipotesi accusatoria della presenza del Dna di Busco sugli indumenti di Simonetta è milioni di miliardi di volte più probabile rispetto all'ipotesi difensiva".

DINAMICA - Prima un approccio di tipo sessuale con un morso al seno, poi la reazione, un ceffone dall'aggressore che infierì con 30 coltellate. È la ricostruzione della dinamica dell'omicidio di Simonetta Cesaroni effettuata dai consulenti del Ris e dell'Università 'La Sapienza', fatta nel corso dell'udienza di oggi del processo che vede imputato per quell'omicidio l'ex fidanzato, Busco.

Il dottor Stefano Moriani, dell'Istituto di Medicina legale della Sapienza, ha illustrato i termini della ricostruzione dei fatti. Furono 30 le coltellate a Simonetta: 6 al volto, 3 al collo, 7 al torace, 8 all'addome e 6 al livello genitale. "L'ipotesi - ha detto Moriani - è che l'omicidio sia avvenuto nello stesso luogo dove fu trovato il corpo. I colpi furono inferti in maniera omogenea, in un breve lasso di tempo, ma in momenti diversi". Per Moriani, chiara è la cadenza temporale dei fatti: "In seguito al morso al seno ci fu una reazione della vittima cui seguirono tutte le lesioni mortali. Il corpetto che fu trovato non era indossato da Simonetta, ma poggiato sopra il suo corpo. Vicino e accanto alla ragazza, due aloni di sangue presumbilmente ripulito con un indumento, ma anche delle gocce di sangue singole credo non della vittima ma dell'aggressore. L'imbrattamento sulla porta interna dell'abitazione, frutto di un trasferimento di sangue da parte dell'aggressore". Dall'esame del contenuto gastrico, l'individuazione dell'ora presumibile dell'omicidio: intorno alle 17. L'udienza è stata aggiornata al prossimo 19 luglio per sentire ulteriori consulenti del pm, i consulenti della difesa e forse per l'audizione di Salvatore Volponi, al tempo datore di lavoro di Simonetta Cesaroni che già in precedenza non ha reso testimonianza per le sue precarie condizioni di salute.

LA DIFESA - "C'e una vis accusatoria da parte dei consulenti del pm che è importante. Questo è emerso dall'udienza di oggi". Commenta così l'avvocato Paolo Loria, difensore di Raniero Busco l'esito dibattimentale di oggi del processo che vede il suo assistito accusato dell'omicidio dell'ex fidanzata Simonetta Cesaroni. "Io non dico che i consulenti siano o siano stati prevenuti - ha aggiunto il penalista - ma molte volte si può interpretare una perizia secondo il proprio convincimento. E io non so se nel 2007 il loro approccio è stato neutrale". Per l'avvocato Loria, quello che rimane delle testimonianze di oggi è che "il Dna di Busco stava sul corpetto di Simonetta, ma nessuno ci ha detto quando è stato depositato lì" e che "se l'unico Dna trovato sulla scena del crimine è quello sul corpetto, se l'unico Dna è quello della saliva di Busco, altrettanto chiaro è che il sangue sulla porta interna agli uffici degli Ostelli ha un profilo diverso da quello dello stesso Busco".

 
 

[07-07-2010]

 
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