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Indagini omicidio via Bristagno

caccia al sicario, ritrovata l'auto utilizzata nell'agguato

È morto in pieno giorno, freddato da un’esecuzione di stampo camorristico, Carmine Gallo, detto “o luongo”. A Montespaccato, alle 10 del mattino di domenica, l’ex collaboratore di giustizia, 52 anni di Torre Annunziata, è stato ucciso da 4 colpi di revolver calibro 38.

Dopo aver incontrato una persona in un bar di via Cornelia, all’uscita ha notato la sagoma del killer che lo avrebbe trucidato un attimo dopo. Lo ha affrontato a mani nude, in un disperato tentativo di salvarsi. Colpito di striscio, ha tentato la fuga in via Bistagno, ma lì il suo assassino lo ha raggiunto e finito, colpendolo al cuore. In un attimo il sicario si è dileguato a bordo di un furgone del caffè, guidato da un complice e ritrovato nel pomeriggio abbandonato, con evidenti tracce di sangue.
Montespaccato non è nuovo a questo tipo di omicidi tra le proprie stradine strette, nate da quell’abusivismo edilizio che ha dato forma a molte borgate romane.

In quell’angolo ai margini di Roma ovest, si sono infiltrati storicamente molti esponenti di clan malavitosi del Sud. Per anni è stato considerato il regno di Salvatore Nicitra, boss siciliano, indicato come gestore delle bische per la banda della Magliana. Lì due anni fa si scatenò una guerra tra bande per il controllo del territorio e sempre in zona, la settimana scorsa, era stato arrestato un boss della ‘ndrangheta. Ora l’omicidio di Carmine Gallo: vendetta della camorra o regolamento di basso livello, saranno gli inquirenti a chiarirlo. Gallo, condannato nel ’92 all’ergastolo per vari reati, tra cui omicidio e traffico di droga, ottenne per le sue rivelazioni uno sconto della pena. Cinque anni fa stessa sorte era toccata al fratello, vittima a Torre Annunziata della faida tra il clan Gallo-Limelli-Vangone e il potente clan dei Gionta. Gli inquirenti sperano di arrivare presto all’assassino. Intanto, a Montespaccato, ieri mattina, nessuno ha visto nulla.

 
 

[05-07-2010]

 
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