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Inception

di Christopher Nolan. Con Leonardo DiCaprio, Ellen Page

di Svevo Moltrasio

Cobb guida una squadra specializzata nel catturare importanti informazioni entrando nel subconscio delle persone durante i sogni. Per una nuova missione gli si chiederà qualcosa di più complicato: importare un pensiero nella mente di un individuo. Tra i tanti rischi anche quello di perdere la cognizione della realtà.

L’inglese Christopher Nolan torna con un nuovo film dopo l’incredibile successo de IL CAVALIERE OSCURO. Accantonato il personaggio di Batman, che tornerà per un terzo capitolo, Nolan per la prima volta collabora con DiCaprio e dopo molto tempo, addirittura dal suo esordio, scrive da solo la sceneggiatura. Trascinato da un’attesa che è montata mese dopo mese, quasi alla pari di AVATAR, il film ha trovato il gradimento del pubblico.

Nolan imbastisce una vicenda piena di spunti provenienti dal cinema d’azione e di spionaggio collocandola però nel mondo onirico. La curiosa ambientazione non è utilizzata tanto per sorprese visive, quanto, come nelle corde di Nolan, per giocare con continue sovrapposizioni temporali e narrative che si complicano passando di sogno in sogno. In piena libertà produttiva, con un budget da capogiro, il regista mette in scena lunghe e spettacolari sequenze d’azione. Il problema è che non è esattamente il campo in cui il cinema di Nolan spicca: ovviamente non manca la professionalità, ma solo quando si entra nella dimensione più fantastica le scene si fanno davvero interessanti – la lunga sequenza in albergo senza gravità -.

Il resto sembra inaspettatamente meno curato, a partire dalla scrittura dei personaggi, quasi tutti, escluso il protagonista, accessori e involuti, e il gioco ad incastri è meno imprevedibile di quanto possa sembrare e macchinoso più che avvincente. Gli stessi appariscenti effetti visivi si riducono a elementi letteralmente illustrativi mai parte attiva del racconto. Forse l’abitudinario co-sceneggiatore, il fratello Jonathan, ha un ruolo, nella carriera del regista, meno superfluo di quanto s’immaginasse. Resta la possibilità di assistere ad un affascinante spettacolo d’intrattenimento che arricchisce, portandoli al paradosso, i cliché di decenni di cinema di genere e che non cerca mai la scorciatoia narrativa più banale. La critica è comunque in visibilio – e con questo si chiude il cerchio delle similitudini con AVATAR -.

 



votanti: 3
Secondo te quanti euro merita??
 
 
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[20-06-2010]

 
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