
di Svevo Moltrasio
Una decina di ragazzi passano un week end in una villa sul Mar Caspio. Tra gli invitati la bella Elly, sconosciuta alla maggior parte del gruppo. L'atmosfera si incupisce improvvisamente proprio dopo la scomparsa della ragazza..
Il film dell'iraniano Asghar Farhadi ha ottenuto il riconoscimento per la miglior regia al festival di Berlino di due anni fa. Il ricco cast è costituito di giovani attori iraniani tra cui Golshifteh Farhani, già attrice per Ridley Scott. Il regista parte da una base narrativa solida quanto collaudata: unità di luogo e di spazio – la villa e il passare delle ore ben scandite – con piccole parentesi esterne, legate perlopiù all’arrivo dell’ultimo personaggio – il fidanzato di Elly -, che si aggiunge ad una comitiva descritta con i giusti particolari tanto da dare sostanza a tutti i ruoli.
Anche l’atmosfera che inizialmente rilassata con toni da commedia leggera, si trasforma in dramma sempre più cupo, è un espediente classico. Ma è l’ennesima dimostrazione che una grande opera prende corpo proprio grazie alla perfetta padronanza degli elementi più tradizionali. Il film di Asghar Farhadi utilizza in effetti le convenzioni, proprie della cultura occidentale, per un racconto che assume senso solo collocato nei meccanismi della cultura iraniana. Proprio da questo incontro nasce un crescendo drammatico straziante per uno spettatore conoscitore della realtà raccontata quanto per un inesperto.
Invece di seguire le traiettorie che ci si aspetterebbe – l’indagine, la ricerca – il film si trasforma nella ricostruzione di un personaggio che nasconde piccoli, e ai nostri occhi innocui, segreti sufficienti però a far crollare tutti gli altri personaggi. Così più del dramma del lutto si evidenzia quello di una giovane comunità incapace di liberarsi di preconcetti e abitudini della propria tradizione, nonostante la qualità degli individui – ragazzi dall’apparenza dignitosa della borghesia iraniana -. In tutto questo il regista dirige un cast straordinario e costruisce sequenze che colpiscono gli occhi, destinate a restare impresse nello spettatore, allo stesso modo del senso d’impotenza che alleggia sui personaggi nell’ultimo quarto di film. Grossomodo unanime l'indifferenza della critica italiana.

[18-06-2010]
F. Picerno[25-06-2010 20:31:16]
Film bellissimo, adatto - come hai giustamente sottolineato - ad ogni tipo di pubblico e con un finale emotivamente straordinario. Un thriller psicologico che invita a riflettere e emoziona, dicendo molto di più di tanti film sociali sull'Iran e sui giovani. Giustificatissimi gli euro...
Livio[23-06-2010 19:40:22]
Cavolo, mai visti 7 euri pieni. E che è un supercapolavoro!? Da vedere allora...





