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Tempo pieno alle elementari

i dati del ministero, i dubbi della Cgil

 L'unica certezza sul tempo pieno alle scuole elementari è che c’è confusione sui numeri. Ad anno scolastico terminato, e a riforma Gelmini avviata, non è infatti ancora chiaro se il prossimo anno le classi a tempo pieno saranno più o meno di quest'anno, e soprattutto se saranno in numero adeguato per soddisfare la richiesta sempre più alta.

Il ministero dell'Istruzione ha da tempo diramato i suoi numeri sull’argomento: nel Lazio, rispetto a quest’anno nel nel 2010/2011 saranno 52 le classi a tempo pieno in più.

Ma la Cgil non è d’accordo. Domenico Pantaleo, segretario della Flc-Cgil, senza mezzi termini definisce come propaganda i dati diffusi dal dicastero di viale Trastevere. 

 Pantaleo afferma che "a Roma come in molte altre parti d’Italia ad una domanda molto elevata di tempo pieno non corrisponde un’offerta altrettanto elevata".

Ad avvalorare la tesi del segretario della Cgil ci sono le difficoltà di molte scuole elementari che non possono attivare classi a tempo pieno perché mancherebbe la possibilità di far quadrare le ore degli insegnanti per i moduli da 40 ore settimanali. Alcuni dati comparsi negli ultimi tempi sui giornali calcolano in 68 le classi a tempo pieno che a Roma non saranno attivate nonostante i genitori ne abbiano fatto richiesta. Lo stesso ufficio regionale scolastico ha dovuto rassicurare genitori e insegnanti sul fatto che verrà cercata una soluzione in materia.

Ma nel frattempo l’Ufficio X - Ambito territoriale per la provincia di Roma (l’ex provveditorato, in sostanza) non ha voluto esprimersi sull’argomento, rinviando qualsiasi valutazione a luglio. Da una parte quindi rimangono i numeri difesi dal ministero, e dall’altra le proteste dei genitori e le difficoltà delle scuole. Sono soprattutto le prime elementari che non partiranno a tempo pieno, cosa che condizionerà gli scenari dei prossimi anni.

Il problema, nell’ottica della Cgil, va anche oltre la possibilità o meno di riuscire a soddisfare la domanda di tempo pieno che hanno le famiglie italiane. "Se i tempi pieni vengono costruiti attraverso compresenze, progetti, possibilità di integrazione di bimbi stranieri, attività che riescono a coniugare ciò che apprendi dentro e ciò che apprendi fuori» sostiene il segretario Domenico Pantaleo, "allora stiamo parlando di un miglioramento della qualità dell’apprendimento. Se il tempo pieno si riduce a tenere i bambini a scuola per 40 ore, soltanto perché bisogna soddisfare le esigenze dei genitori, cosa comunque importante, è del tutto evidente che cambia la traiettoria pedagogica e didattica".

Non a caso, infatti, da parte di molti insegnanti è stato lanciato un allarme: l'era del tempo pieno rischia di chiudersi, e rischia di aprirsi quella del doposcuola.

Antonio Scafati

 
 

[15-06-2010]

 
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