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Il tempo che ci rimane

di Elia Suleiman. Con Ali Suliman, Elia Suleiman

di Clelia Verde

Quattro episodi, in parte autobiografici, della storia della famiglia Suleiman a partire dai primi anni del conflitto israelo-palestinese fino ai nostri giorni. Un microcosmo per raccontare quei Palestinesi che nel 1948 (anno della nascita dello stato d’Israele) decisero di restare nei territori confiscati e vivere nella nuova condizione di “Arabi israeliani”, di stranieri nella loro stessa patria. 

A distanza di sette anni dal pluripremiato INTERVENTO DIVINO il regista palestinese Elia Suleiman scrive, dirige e interpreta un originale film ispirato ai diari segreti di suo padre, che si unì alla resistenza nel 1948, ed alle lettere della madre ai membri della famiglia costretti a lasciare il paese. I pochi e scarni dialoghi lasciano spazio ad una narrazione superbamente visiva e a situazioni proprie del cinema muto: scene ripetute e gag surreali.   

Il susseguirsi di scene assurde, aggraziate da un umorismo malinconico, rende la seppur schierata pellicola in qualche modo “distaccata” dalla situazione politica e per nulla retorica. A farla da padrone, l’Assurdo: un soldato non sa più da quale parte è atteso, un vicino di casa cerca costantemente di suicidarsi cospargendosi di cherosene, un carro armato continua a puntare un ragazzo mentre getta l’immondizia e parla al cellulare, un gruppo di militari che dovrebbe intimare il coprifuoco a Ramallah finisce col muoversi al ritmo della musica proveniente da una discoteca.

E sopra tutte la scena di fantasia – bellissima - di Elia che salta con l’asta il muro di Gaza. Il film, paradossalmente, perde di forza diventando lievemente pretestuoso proprio quando il regista esce dal campo dei ricordi e ci porta sullo schermo se stesso. Convince invece il finale, un’ironica resa alla mera sopravvivenza sigillata da un remix di Stayin’Alive.

 


Secondo te quanti euro merita??
 

[10-06-2010]

 
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