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Amianto ed Ethernit a Bravetta

da 30 anni la sostanza cancerogena al liceo Malpighi

Sarebbe lì da 30 anni, a due passi dalle aule del liceo Malpighi, a via Bravetta 383. Un cassone idrico d'amiano lasciato marcire dal tempo, lasciato lì a contaminare l'edificio. Il cassone è all’interno di una stanza, posta all’ultimo piano del complesso scolastico che separa due strutture del liceo, una struttura idrica (foto) che sarebbe in cemento amianto ormai in uno stato di disgregazione avanzato. Questa la denuncia di Fabrizio Santori, capogruppo di An in XVI municipio.

E non solo, secondo Santori proprio sul tetto della scuola campeggia una tettoia in ethernit, consumata dal tempo e dalle intemperie. I genitori degli studenti sono esasperati dopo le continue diffide, richieste e denunce da parte degli operatori della scuola e degli stessi genitori.

“Una serie di eventi, anche tristi, hanno colpito il liceo Malpighi, con gravi malattie e decessi di docenti, dichiara Fabrizio Santori, capogruppo di An nel XVI municipio e che ha lanciato la denuncia, – prosegue la nota – tale situazione ha creato allarmismo e preoccupazione tra i genitori che hanno intenzione di andare a fondo relativamente ad una questione che tiene in agitazione l’intero apparato scolastico".

Una situazione allarmante che le istituzioni hanno ignorato per lungo tempo, dopo l'ultimo sopralluogo nel complesso Buon Pastore dove hanno sede i licei Malpighi e Ceccherelli, la situazione non è cambiata: studenti e docenti continuano a "convivere" con l'amianto.

L’amianto, presente da almeno 30 anni, genera un grave impatto ambientale e luoghi insalubri all’interno e all’esterno della struttura che lo contiene. E’ grave il ritardo della Provincia di Roma nell’adozione dei provvedimenti relativi alla cessazione dell'impiego dell'amianto, ai sensi della legge 27 marzo 1992, n. 257 (Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto) e successive modifiche.

Ma l'assessore provinciale alle Politiche della Scuola, Daniela Monteforte, non ci sta e alle accuse degli esponenti di An replica: "La salute degli studenti, dei professori e di quanti operano nel complesso del Buon Pastore non è assolutamente in pericolo". Perché? "Prima di tutto - spiega Monteforte - la struttura è dotata da anni di acqua corrente e in secondo luogo i due cassoni in questione sono irraggiungibili, disattivati e posti sul tetto dell'edificio e per questo motivo lontani da qualsiasi area frequentata da ragazzi e docenti". "Non bisogna - conclude l'assessore - creare inutili allarmismi".

[02-03-2007]

 
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