
di Rosario Sparti
Due fratelli inciampano casualmente su un misterioso buco nel seminterrato della loro abitazione. Il buco porta a più bui corridoi e nell'esplorarlo i due si accorgono che non è altro che il solco fisico del loro inconscio dove si annidano le paure e gli incubi più inconfessabili.
Il regista di classici come GREMLINS, L’ULULATO e SALTO NEL BUIO, ritorna all’horror sfruttandone tutti i topoi, confezionando un film per famiglie che al tempo stesso è riflessione meta cinematografica. Sfruttando tutti gli archetipi narrativi e visivi del genere, l’autore scava all’interno della psicologia dei personaggi alla ricerca d’un trauma che conduce verso l’irrazionale, l’elemento orrorifico del film mai mostrato ma lasciato alla fantasia degli spettatori.
Passata fuori concorso all’ultimo Festival di Venezia, questa pellicola conferma sempre più come il 3D sia un operazione di marketing più che una scelta stilistica legata ad un discorso sul linguaggio cinematografico. Detto questo un ritorno all’horror da parte di Joe Dante è sempre cosa gradita, infatti anche in questo film dal tono minore il regista conferma tutta la sua maestria nel genere. Lo spettatore immediatamente riconosce personaggi, situazioni e atmosfere caratteristiche di questo genere e pertanto si può fermare a riflettere, insieme al regista, come questi elementi lo conducano in un viaggio nel suo inconscio.
Come si sa l’orrore più grande è nascosto dentro noi stessi, con questo esercizio di stile Dante ce lo ricorda mantenendo costante la tensione e sfruttando un cast di ragazzi dal buon talento. Nulla per cui strapparsi le vesti in fondo, un piacevole horror per ragazzi realizzato abilmente che lascia però l’amaro in bocca quando si pensa all’emarginazione subita dal regista ad Hollywood e che perle potrebbero uscire se godesse di maggiore libertà produttiva.

[09-06-2010]
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