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Il padre dei miei figli

di Mia Hansen-LÝve. Con Chiara Caselli, Louis-Do de Lencquesaing

di Flavia D'Angelo

Grégoire Canvel è uno stimato produttore cinematografico francese: con la sua Moon Film ha sostenuto per decenni il cinema indipendente europeo, guadagnandosi l’ammirazione generale. Apprezzato sul lavoro, Grégoire ha anche una famiglia adorabile. La moglie Sylvia e le tre figlie accompagnano con amore ogni giornata della sua vita. Ma la Moon Film precipita sotto il peso di debiti e scelte finanziarie azzardate: davanti al crollo della sua impresa Grégoire farà una scelta irreversibile, con la quale dovranno confrontarsi Sylvia e le sue figlie.

Mia Hansen-Løve - classe 1981 - firma regia e sceneggiatura del suo secondo lungometraggio, guadagnandosi il Premio Speciale della Giuria nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2010. Ispirato alla figura del noto produttore francese Humbert Balsan - che avrebbe dovuto produrre l’opera d’esordio della regista, l’apprezzato TOUT EST PERDONNE’ – il film rinuncia intelligentemente alla celebrazione di un personaggio tanto noto in Francia e affida il sincero omaggio alla figura di Balsan a un racconto incentrato sulla dimensione collettiva del lavoro produttivo.

Il film della Hansen-Løve – vincitore anche del Prix Lumière per la Miglior Sceneggiatura - si distingue per dialoghi fluidi e perfetti, incorniciati dalle convinte interpretazioni di Louis-Do de Lencquesaing e Chiara Caselli. I protagonisti riescono a imporre in primo piano emozioni sofferte e trattenute, assecondando una scrittura originale che non si piega a omaggi banali e semplificazioni emotive. La pellicola mostra senza enfasi il lavoro quotidiano di Grégoire, bilanciando l’ammirazione per un talento così vitale con l’empatia per la sua famiglia, duramente colpita dalle scelte dell’uomo. La Hansen-Løve elimina così ogni “buonismo” dalla storia, senza rinunciare a un elevato grado di partecipazione emotiva.

Senza trovare - né cercare - un senso a ciò che è intrinsecamente inspiegabile, il film è un lucido affresco sull’inarrestabile flusso della vita. Davanti a fallimenti e lutti il singolo può soccombere, ma la dimensione collettiva – sia essa lavorativa o familiare - ha in sé una forza crudele che prevale sempre sulla dimensione individuale. Alla sua seconda prova d’autore, la Hansen-Løve riesce in un’operazione incredibilmente complessa: rendere onore alla carriera e alla vita di un uomo, lasciando che la sua figura scompaia progressivamente dallo schermo.

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[09-06-2010]

 
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