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Saturno contro

di Ferzan Ozpetek. Con Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi, Margherita Buy, Ambra Angiolini

 di Svevo Moltrasio

Un nutrito gruppo di amici si ritrova in grandi difficoltà dopo la malattia e la morte di uno di loro: tra delusioni e tradimenti, sembrano tutti vagare nell’attesa che le cose si mettano a posto. Nuovo lavoro dell’italoturco Ferzan Ozpetek, SATURNO CONTRO segue a due anni di distanza CUORE SACRO, inaspettato flop di critica e pubblico. Coadiuvato per l’ennesima volta alla sceneggiatura da Gianni Romoli, il regista torna ad argomenti e personaggi classici del suo cinema, e l’ultima pellicola, anche per alcuni nomi del cast, sembra nascere da una costola de LE FATE IGNORANTI.

Ozpetek ha rappresentato agli esordi un caso originale per la nostra cinematografia, mostrando sin dal principio una propensione verso temi non comuni come l’omosessualità e il valore dell’amicizia, messi in scena con uno stile elegante di rara fattura. Purtroppo, come spesso accade ai nostri autori, il passare degli anni e l’accumularsi d’esperienza non paiono segnare dei miglioramenti. La visione di SATURNO CONTRO mette in rilievo difetti e brutture già evidenziati in passato: Ozpetek è pregevole nella presentazione dei personaggi, ha un piglio sincero e fresco che riesce in pochi minuti a porre solide basi per lo sviluppo della storia.

Ma il tutto è inversamente proporzionato al districarsi dell’intreccio: più la storia va avanti più i personaggi si appiattiscono e il regista sembra arrancare nella stessa apatia che mette in scena. La malattia che costringe all’uscita di scena il protagonista del film, segna anche un inizio insopportabile di scene madri, con inutile sfoggio di stile, che soffocano la sostanza del film (dal piano sequenza che pedina Accorsi e la Ferrari, passando per la telefonata che riceve in ospedale una ragazza straniera o ancora all’ultimo saluto alla salma di Lorenzo, fino ad arrivare all’istinto suicida di Favino).

Inoltre c’è troppo distacco, probabilmente involontario, nel modo in cui Ozpetek racconta un’umanità quasi selvaggia, strutturata come un branco che esclude interventi esterni e che si ritrova attorno al proprio capo nell’attesa che si risolvano i problemi. La direzione degli attori è fin troppo corretta tanto da lasciare freddi, e l’amarezza di fondo è solo di maniera: lo dimostra il prevedibile e consolatorio finale al tavolo da ping pong (con l’ennesimo appariscente piano sequenza).

 



votanti: 1
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[01-03-2007]

 
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