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Tagli a fondazioni ed enti culturali

stralciata la lista, spetterà a Bondi decidere

Sono 232 gli enti, le fondazioni e gli istituti che rischierebbero di non ricevere più soldi dallo Stato, ed essere quindi costretti a chiudere. Dal mondo della letteratura a quelo dello spettacolo, a rischiare di non sopravvivere a causa dei tagli dal governo nomi d’eccellenza della cultura italiana: la fondazione Arena di Verona, la società Dantesca Italiana, la Fondazione Festival dei due mondi di Spoleto, l’Opera nazionale Montessori e tanti altri ancora. La maggior parte ha sede a Roma, come istituto italiano di studi Germanici, la società geografica italiana, il centro studi americani, la scuola archeologica italiana di atene, il centro sperimentale di Cinematografia a Roma.

Nel provvedimento definitivo, dopo le pressioni anche di Napolitano è stata stralciata la lista dei 232 enti, fondazioni e istituti culturali. Spetterà ora al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi valutare su quale settore operare tagli. ''Mi metterò al lavoro come sempre con l'assoluta convinzione della necessità e giustezza della manovra, e coinvolgendo tutti i colleghi ministri, presidenti dei gruppi parlamentari e l'intero mondo della cultura su come e in che modo ridurre le spese inutili salvaguardando le eccellenze e le testimonianze più alte della nostra cultura'', ha commentato Bondi ringraziando Berlusconi, Tremonti e Letta per ''la sensibilità che hanno dimostrato''.

La partita sugli enti a cui tagliare i fondi va avanti da un paio di giorni. Proprio la scuola archeologica di Atene è una delle tre fondazioni per le quali il presidente Napolitano aveva espresso contrarietà allo stop ai finanziamenti, chiedendo aggiustamenti al governo. Le altre due sono la stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli, nota per gli studi nel campo della biologia marina, e la Domus Galilaeana di Pisa, che raccoglie e conserva documenti sulla figura di Galileo Galilei.

Anche il ministro dei beni culturali Sandro Bondi aveva avuto da dire sulla lista, poi stralciata. Il ministro non aveva infatti apprezzato che a scegliere cosa tagliare sia stato il dicastero dell’Economia, senza concertazione con il Ministero dei Beni culturali, sarà ora lui a decidere.

 
 

[31-05-2010]

 
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