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Manovra di bilancio su Roma

aumento dell'Irpef, dal Governo 300 milioni annui

La manovra economica del governo costa cara a Roma che per rientrare del debito di 9 miliardi e 600 milioni di euro, dal 2011, aumenterà l’addizionale comunale Irpef dello 0,4%. In termini pratici questo significa un taglio agli stipendi per impiegati, contratti atipici, professionisti, dirigenti pubblici e privati e anche pensionati. "E' un sacrificio necessario", ha detto il sindaco elencando esattamente a quanto ammontano i tagli per l'aumento dell'addizionale Irpef che vanno dagli 8 euro al mese per un pensionato agli 83 euro mensili per chi guadagna 250.000 euro annui.

Ma questo non è l’unico intervento annunciato oggi: per fare cassa il comune prevede un aumento sui diritti di imbarco per i voli in partenza da Ciampino e Fiumicino fino ad un massimo di 1 euro per passeggero.

"L'addizionale sull'imbarco - ha spiegato Alemanno - non ricade sui residenti e crediamo che un euro in più a passeggero sia un aumento tale da non creare intralci. Riguardo all'aumento dell'Irpef non faccio mistero che si tratta di una misura che ci piace di meno. Sono però sacrifici sopportabili".

Per fare cassa, oltre ad aumentare dell’1% l’Ici per le abitazioni che non sono prima casa e sono sfitte, è prevista anche la reintroduzione del contributo di soggiorno a carico di tutti coloro che alloggiano in alberghi o residence, fino ad un massimo di 10 euro per turista. Per rientrare dal debito, infine, il governo ha garantito a Roma capitale un erogazione annua di 300 milioni (anziché i 500 richiesti da Alemanno) a partire dal 2011 e fino al 2046.

A proposito di manovra finanziaria, oggi l’Unione delle province italiane si è riunita per parlare del provvedimento, tanto discusso anche all’interno della maggioranza che prevede l’abolzione delle province con meno di 220 mila abitanti, tra queste rientra la Provincia di Rieti.

"Credo - dice Fabio Melilli, presidente della Provincia di Rieti- che rispetto a tale decisione abbiano influito anche le perplessità di una norma che rischiava di essere incostituzionale: ricordo infatti sta tutto intero il tema della riforma e semplificazione del sistema pubblico del nostro Paese tema non più rinviabile che spero possa vedere nei prossimi giorni protagonisti lo Stato e le Regioni che hanno il potere di legiferare in materia. La speranza delle Province - conclude Melilli - rimane quella di arrivare a norme che eliminino radicalmente tutti gli enti non previsti dalla Costituzione che oggi esercitano funzioni amministrative a livello nazionale e regionale senza il controllo diretto da parte dei cittadini". Durante i lavori il presidente dell’unione delle province italiane Giuseppe Castiglione ha ricevuto una telefonata del presidente Berlusconi che ha assicurato che non ci sarà nessuna soppressione delle piccole province.

 
 

[27-05-2010]

 
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