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Le quattro volte

di Michelangelo Frammartino

di Flavia D'Angelo

Un pastore, una capra, un albero. Sono questi i protagonisti di LE QUATTRO VOLTE, ispirato da una citazione - attribuita a Pitagora - secondo la quale abbiamo in noi quattro vite - minerale, vegetale, animale e razionale -, e dobbiamo quindi conoscerci “quattro volte”. Le esistenze dei protagonisti si sovrappongono in una Calabria antica e remota, guidando lo spettatore in un viaggio talmente realistico da diventare visionario.

Per il suo secondo lungometraggio, applaudito e premiato al recente Festival di Cannes, Michelangelo Frammartino - autore anche di soggetto e sceneggiatura - sceglie di girare un’opera complessa e molto lontana sia dai prodotti tradizionali sia dalla sperimentazione cinematografica corrente. Nel film confluiscono le esperienze di regia di Frammartino e quelle maturate come autore di video-installazioni. Delle prime l’autore si serve per raccontare attraverso le immagini una storia, usando quindi la tecnica base della cinematografia.

I dialoghi sono azzerati e sostituiti dall’ottima presa e montaggio del suono di Benvenuti e Olivero. Delle video installazioni Frammartino usa la capacità di suscitare emozioni attraverso le immagini, superando le regole tradizionali del racconto. L’impatto non è semplice: mancano quasi tutte le convenzioni narrative dei prodotti cinematografici tradizionali, anche se l’impianto tecnico è formalmente impeccabile. L’esperienza della visione deve essere scelta consapevolmente, sapendo che l’assenza di tradizionali punti di riferimento può disorientare. Tuttavia, la pellicola riesce a dilatare i tempi del racconto con precisione registica, seguendo lo sviluppo della storia e non imponendo allo spettatore una “lentezza” che spesso nasconde sotterranei intenti didascalici.

Il risultato della sperimentazione di Frammartino è un’opera basata sulla sottrazione, i cui protagonisti scompaiono progressivamente dalla visione senza lasciare spazio a simbolismi compiaciuti ma ad una narrazione lucida e coerente nella sua singolarità. Con LE QUATTRO VOLTE Frammartino riesce effettivamente a “liberare il cinema dalla tirannia dell’umano” realizzando un’opera spiazzante e affascinante.

 

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[27-05-2010]

 
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