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Le case della cricca romana

da chiarire i nomi trovati sulla ''lista Anemone''

Diego Anemone, Diego Anemone, il costruttore considerato una delle figure centrali dell'inchiesta condotta dalla procura di Perugia sugli appalti per i grandi eventi

Altri appartamenti di Roma sarebbero stati usati come merce di scambio per ottenere un occhio di riguardo nell’assegnazione di appalti pubblici. È questa l’ipotesi a cui stanno lavorando i magistrati di Firenze e Perugia. Le due procure stanno tentando di fare luce su un’inchiesta che, se provata, assumerebbe le proporzioni di una nuova tangentopoli. Dopo le dimissioni di Cladio Scajola per la vicenda dell’appartamento di via del Fagutale, altri filoni hanno interessato appartamenti di via Merulana, via Poliziano, via Gianturco. Un ruolo centrale nella ricostruzione della magistratura del cosiddetto “sistema Anemone” ruota per il momento intorno a due figure-chiave. 

L’architetto Zampolini è stato interrogato ieri dai pm Sottani e Tavarnesi, titolari dell’inchiesta. “Pensavo di fare un favore a Balducci” avrebbe detto circa la consegna di assegni circolari per le operazioni immobiliari. Più testimonianze che ammissioni sarebbe state fornite dall’architetto, per il quale è stata respinta una richiesta di custodia cautelare. Altre quattro case con denaro riconducibile alla “cricca” sarebbero emerse, inoltre, dalle deposizioni del super-testiomone, l’autista tunisino Hidiri Fathi. Forse più di quattro: lo stesso tunisino avrebbe, infatti, rivelato ai magistrati della procura di Firenze che “almeno una ventina di volte avrebbe portato denaro per acquistare delle case”.

Tutte da chiarire, invece, le implicazioni dei nomi trovati sulla “lista Anemone”. L’elenco di quasi quattrocento clienti dell’imprenditore romano è al vaglio della Guardia di Finanza, nelle cui mani sarebbe già transitato nel 2008 al termine di un controllo fiscale. In proposito, i vertici delle fiamme gialle di Roma sarebbero stati convocati dai pm di Perugia. Si cercano prove, testimonianze e legami per accertare la macchina della corruzione.  Un cancro che toglie alle casse italiane circa 60 miliardi l’anno, finendo per drogare allo stesso tempo anche il mercato immobiliare della Capitale.

[19-05-2010]

 
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