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Adam

di Max Mayer. Con Hugh Dancy, Rose Byrne

di Rosario Sparti

Adam è un giovane ingegnere elettronico che realizza giocattoli per una fabbrica. La sua passione è l'astronomia. Il suo destino sembra essere la solitudine perché è afflitto dalla sindrome di Asperger. Si tratta di una forma di autismo che inibisce al soggetto la possibilità di comprendere le reali intenzioni del prossimo al di là delle apparenze. Un giorno, nel locale della lavanderia, incontra Beth, una scrittrice di libri per bambini che insegna in una scuola. Potrebbe nascerne una storia a due.

Presentato con successo all’ultima edizione del Sundance Film Festival, l’esordio registico di Max Meyer è un'operina delicata che tocca il tema delle patologie comportamentali attraverso il racconto dell’incontro tra due sensibilità. In particolare grazie all’ottimo e misurato lavoro svolto dai due attori principali, la pellicola riesce ad evitare tutti i cliche ed ogni possibile patetismo insito nella natura del tema.

La relazione tra i personaggi si sviluppa pian piano, seguendo binari di credibilità ed emozione molto difficili da gestire da un punto di vista narrativo ma che fino alla fine riesce a risultare gli stereotipi, inserendo in un contesto inusuale un processo di normalizzazione. Attraverso dei riferimenti ironici a opere come FORREST GUMP, si riesce a tracciare un ritratto non pietistico sulla purezza dei sentimenti che con toni favolistici si appella a classici della letteratura per ragazzi come “Il piccolo principe” e “I vestiti nuovi dell’imperatore”.

Favole dal punto di vista dell’ingenuità dei ragazzini, che fanno del tema della visione tramite uno sguardo differente – si tratti di chi riesce a vedere la nudità del re o chi scopra che l’essenziale è invisibile agli occhi - il perno su cui si basa anche questa pellicola. Il rischio finale è quello dell’evanescenza, infatti il regista nel tentativo di bilanciare i sentimenti non riesce a colpire duro lo spettatore lasciandolo nell’impalpabilità delle sue emozioni. Quello che veramente un po’ infastidisce è l’inutilità della sottotrama legata alle disgrazie giudiziarie della protagonista, orpello superfluo che finisce per inficiare la carineria di questo tipico prodotto Sundance.

 


Secondo te quanti euro merita??
 

[18-05-2010]

 
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