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Fratelli d'Italia

di Claudio Giovannesi

di Flavia D'Angelo

Alin, rumeno, non riesce a stringere un rapporto con i compagni italiani e adotta atteggiamenti sempre più ribelli nei confronti della scuola. Masha è stata adottata da una famiglia italiana e ora deve scegliere se rincontrare il fratello rimasto in Bielorussia. Nader cerca invano di convincere la sua famiglia egiziana ad accettare la fidanzata italiana. Le vite dei tre ragazzi s’incrociano senza mai incontrarsi tra le mura dell’Istituto Tecnico Commerciale Paolo Toscanelli di Ostia.

L’opera di Claudio Giovannesi nasce da un progetto del 2007 incentrato sul legame tra scuola e problematiche dell’immigrazione, il cui materiale è confluito poi nel più lungo documentario presentato oggi nelle sale. Giovannesi affronta i temi attualmente più dibattuti quali l’integrazione degli immigrati recenti e di seconda generazione, il ruolo educativo della scuola e l’ostilità degli adolescenti verso qualsiasi forma di autorità, nella loro semplice e disarmante quotidianità. Con dialoghi migliori e più incisivi di quelli di molte opere di fiction, è un film che non deluderà lo spettatore che cerchi oltre all’impegno anche lo spettacolo.

La vitalità dei protagonisti conquista il pubblico anche quando si manifesta attraverso sciocchi rifiuti, dubbi e atteggiamenti inutilmente aggressivi. Una selezione accuratamente ragionata del materiale filmato compone un mosaico di sequenze narrative, dove la parola supera l’immagine nel racconto delle conflittualità presenti nelle vite dei tre ragazzi. Senza scivolare nel didascalico fine a se stesso, il racconto di Giovannesi è comunque costruito sulla base di una precisa percezione della natura del disagio dei protagonisti e del ruolo degli educatori.

Più film che documentario, ha l’indubbio merito di saper raccontare le sue storie in modo accattivante e coinvolgente e si presenta come un prodotto adatto a spazzare via vari pregiudizi. Oltre alle prevenzioni legate alla figura dell’immigrato, l’opera di Giovannesi può sgombrare il campo anche da quei pregiudizi che vedono nel documentario un genere non adatto alla sala cinematografica e relegato in circuiti ristretti.

 


Secondo te quanti euro merita??
 

[13-05-2010]

 
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