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Apnea

di Roberto Dordit. Con Claudio Santamaria, Elio De Capitani

Dopo la morte di un caro amico, Paolo si ritrova tra le mani una strana storia di morti e sospetti. Con l’aiuto di pochi cercherà di fare chiarezza a rischio della propria vita. Opera prima di Roberto Dordit, APNEA arriva nelle sale italiane quando ormai sono passati ben tre anni dalla sua realizzazione. Dopo esser stato presentato in alcuni festival, il film è distribuito in poche copie grazie anche alla volontà di Nanni Moretti, sorta di promoter improvvisato.

Le tematiche che affronta Dordit sono quelle del cinema di denuncia, nello specifico delle morti bianche sul lavoro, ma la chiave stilistica scelta dal regista è piuttosto anomala per la nostra cinematografia: difatti, con tanto di voce narrante del protagonista, l’atmosfera del racconto è quella del cinema noir. L’intrigo in cui si perde il protagonista Paolo, stralunato giornalista sportivo di provincia, si fa con il passare dei minuti sempre più losco e cupo, tanto da coinvolgerlo in una rischiosa indagine che non prevede un lieto fine. Rispettando appunto le regole del genere, Dordit si sofferma nelle atmosfere con la fredda descrizione di un nord-est italiano davvero poco accogliente, popolato da esseri solitari.

Purtroppo il film sconta qualche escamotage troppo risaputo e vanamente poetico: come quello del personaggio di Leo, bambino affidato alle cure di Paolo, che chiuso nei suoi silenzi si scoprirà chiave fondamentale per l’indagine. E ancora al film non giova una prima parte di presentazione troppo lunga, e che non è poi sviluppata nel successivo districarsi dell’intrigo giallo che viceversa tarda troppo ad ingranare.

Opera troppo fragile, APNEA non riesce a focalizzare nessun personaggio e il tono sommesso del noir rischia di allentare ancor più una tensione che il tema invece avrebbe meritato. Ciò non toglie che a Dordit va riconosciuto il coraggio di aver rispettato le regole di un cinema di genere sempre più inconsueto nella nostra cinematografia, mostrando anche alcune qualità che lasciano provare simpatia per l’opera e sperare per il futuro.

**1/2

Svevo Moltrasio

[26-02-2007]

 
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