Giornale di informazione di Roma - Giovedi 14 dicembre 2017
 
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Cari Parlamentari

alla faccia di noi elettori

Non è vero che i politici mangiano: bevono anche. Una sete pazzesca, da impolverati cammellieri del Sahel. Basti dire che l’anno scorso la Camera ha pagato 360 mila euro di bollette d’acqua. E il Senato (compresi misteriosi “approntamenti dei servizi anti-incendio”) 400 mila. Pari, insieme, a 650 mila metri cubi d’acqua. Come se per ogni giorno di seduta fosse riempita un’enorme piscina olimpionica. Eppure, diranno, si sono tolti il bicchiere di bocca: con un taglio a Montecitorio di circa il 20%. Segno che confidano, meteorologicamente almeno, in un anno meno rovente. Il risparmio sulla “fonte della vita” è però uno dei pochi, sul fronte delle spese del Palazzo. Il quale, a dispetto delle vacche magre, ha succhiato e continua a succhiare alla generosa mammella delle pubbliche casse con una voracità che, qui e là, grida vendetta. Uno per tutti? Qualche cervellone ha avuto l’idea, forse per sottrarre i committenti alle pernacchie dei passanti, di varare la progettazione e la costruzione di un sottopassaggio per unire Montecitorio a una delle sue numerose dependances, cioè il palazzo Theodoli su via del Corso. Dall’uno all’altro palazzo saranno, a farla grossa, cinque passi. Stanziamento previsto: 5 milioni 220 mila euro. Un milione a passo. I bilanci dei palazzi del Palazzo, ecco il punto, sono la prova di come la politica, sia coi governi di destra, sia con quelli di sinistra, abbia continuato in questi anni a divorare soldi alla faccia delle quotidiane denunce di conti in rosso e dei quotidiani appelli ai cittadini perché tirino la cinghia. Per cominciare, questi palazzi del Palazzo, come fossero di mattoni transgenici, continuano a crescere e si moltiplicano e si sdoppiano e dilagano nel centro di Roma.

Camera e Senato nel 1948, quando il padre e la madre di Rosa Russo Jervolino, ministro l’uno e sottosegretario l’altra, andavano in ufficio in bus, occupavano quattro edifici. Oggi ne hanno una trentina. Vorremmo essere più precisi ma è impossibile: spesso un palazzo ne ha inglobato un altro e un altro ancora. Così che quello di Vicolo Valdina sono in realtà due, il complesso “Palazzi Marini” sono quattro… Totale? Sono talmente tanti che i soli traslochi dall’uno all’altro, ogni volta che che un gruppo parlamentare, una commissione o un singolo senatore cambia stanza, costano per “facchinaggio” un milione 275 mila euro, con un aumento di 45 mila euro rispetto al 2005. Perché il 16% in più? Risposta: "Si è dovuta tenere in giusta considerazione la spesa aggiuntiva che si determinerà nel corso dell’ anno per le esigenze inevitabili nel corso del cambio di una legislatura". 

Dai e dai, però, gli spazi non bastano mai. E così, per uscire dalle ristrettezze dei 575 uffici ripartiti qualche anno fa a palazzo Marini e dei 4.135 metri quadri assegnati allora ai gruppi parlamentari, la Camera ha continuato a espandersi e oggi spende in affitti 32 milioni e 585 mila euro destinati a salire l’anno prossimo di altri 1,3. Una somma enorme, alla quale vanno sommati i soldi spesi per le manutenzioni ordinarie: 13,5 milioni. Quanto al Senato, che riesce a spendere in canoni 5 milioni e 750 mila euro nonostante occupi un sacco di palazzi (dal “Madama” al “Carpegna”, dal “Giustiniani” al “Cenci”) avuti in uso gratuito dal Demanio, era così affamato di metri quadri che un paio di anni fa ha comprato un paio di proprietà, in Largo Toniolo e in via dei Chiavari, per 21 milioni e 692 mila euro. Un affarone, dicono. Fatto sta che Prodi, appena arrivato a Palazzo Chigi, rimesso a nuovo da Berlusconi che aveva affidato un radicale restyling al suo architetto di fiducia Giorgio Pes (“C’erano mobili di cattiva qualità, ottoni da fiera paesana, stupendi affreschi abbinati con parquet a spina di pesce, lampade di plexiglas, sudiciume, moquette color topo…”) si è ritrovato un conto da pagare. Una delibera del Cipe del 29 marzo (dieci giorni prima del voto) che stanzia 69 milioni 668 mila euro per i restauri di alcuni palazzi. Tra i quali 10 milioni per la ristrutturazione del palazzetto di Largo Toniolo e 18 milioni e 581 mila per quello di Piazza della Minerva e 20 milioni e 865 mila euro per la manutenzione straordinaria di Vicolo Valdina. E poi, se servono davvero, i parlamentari i soldi riescono sempre a trovarli. Al punto che, dopo che la destra aveva rosicchiato un mucchio di euro perfino dall’8 per mille destinato ai poveri del mondo per tappare tra l’altro un buco del “fondo volo” dei piloti Alitalia (vergogna!), la maggioranza di sinistra aveva fatto un piano triennale per la Camera che prevede di spendere 2 milioni 520 mila euro per “rinnovamento ascensori” (168 mila euro per ogni palazzo), 6 milioni per “rifacimento impianti di condizionamento”, 870 mila euro per “smaltimento dei rifiuti speciali” (ulteriore conferma che Montecitorio c’è talora qualcosa di tossico), 180.000 per “dispositivi di protezione individuale” 3milioni e passa per la “riqualificazione degli ambienti delle commissioni parlamentari e del palazzo dei Gruppi”. Dulcis in fundo: 750 mila euro per la “sostituzione di arredi non ergonomici”. Una spesa che in questi tempi di magra, converrete, era assolutamente in-di-spen-sa-bi-le. Senza considerare i benefit: ad esempio i cellulari. Basta “smarrirne” uno per averne piena restituzione. Ma magari è stato messo distrattamente nella tasca del figlio!

Rodighero

da: http://associazionereds.com/

[03-05-2010]

 
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