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Agora

di Alejandro Amenábar. Con Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac

di Svevo Moltrasio

Nell'Alessandria della metà del 300, la bella filosofa Ipazia cerca di scoprire i segreti dell'universo. Intanto nella città si diffonde la contrapposizione tra le diverse credenze religiose che sfocia in breve tempo in sanguinose battaglie. Tra violenza e sopraffazione non ci sarà più spazio per la scienza.

Lo spagnolo Alejandro Amenábar torna al cinema, a sei anni dal grande successo di MARE DENTRO, con questa pellicola coscritta dallo stesso regista che è stata presentata ormai un anno fa a Cannes. Nonostante un budget da colossal, e la presenza di Rachel Weisz, il film ha faticato a trovare una distribuzione in tutti i paesi, facendo segnare ottimi incassi solo in Spagna.

Amenábar immerge la storia nell’Alessandria del IV° secolo d.C. osservando il lento divampare dell’odio di matrice religiosa tra i cristiani e gli ebrei. Rivalità sanguinosa che ha sconvolto e annientato altre culture e culti religiosi – con la devastazione della biblioteca di Alessandria -. Il regista punta in alto, schierandosi dalla parte della protagonista Ipazia, filosofa alla continua ricerca del sapere, contrapponendola al cieco ardore spirituale. Gli uomini si rivolgono al cielo e alle stelle, ed è proprio da lì che il regista li osserva, con continue inquadrature satellitari.

Questo desiderio di mantenere un punto di vista neutro trova concretezza solo nel racconto che non si fa mai troppo fazioso – i cattivi sono da una parte e dall’altra – ma che non evita un resoconto generale troppo semplicistico. I personaggi sono abbozzati e l’espediente di far confluire nella grande storia piccoli risvolti privati e sentimentali è ormai abusato. Con analogie con il cinema di Mel Gibson, pur senza gli eccessi visivi del regista di APOCALYPTO, lo sguardo di Amenábar non si fa mai veramente interessante, e il film si riduce ad un colorato, discreto e costoso spettacolo.

 

 



votanti: 1
Secondo te quanti euro merita??
 

[23-04-2010]

 
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