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Oltre le regole - The Messenger

di Oren Moverman. Con Ben Foster, Woody Harrelson, Samantha Morton

di Flavia D'Angelo

Reduce dal fronte iracheno il sergente Will Montgomery è assegnato, per gli ultimi tre mesi prima del congedo, al “reparto notifiche”. Sotto il nome apparentemente neutro si cela la squadra incaricata di comunicare ai parenti dei soldati la morte in guerra dei loro congiunti. Will è affiancato al più esperto capitano Tony Stone nel difficile compito di portare alle famiglie la più brutta notizia della loro vita, mantenendosi rigorosamente distaccati e seguendo fedelmente le indicazioni del “manuale”.

Il regista esordiente e co-sceneggiatore Oren Moverman ha vinto l’Orso d’argento per la miglior sceneggiatura al 59° Festival di Berlino, insieme all’italiano Alessandro Camon. Interessante esperimento di film che capovolge le attese dello spettatore, THE MESSENGER osa una scrittura spiazzante alternando momenti di dialogo intenso a silenzi che contrastano con lo stereotipo del film incentrato sulla relazione recluta e istruttore.

Nonostante la bravura del semi-sconosciuto protagonista è Woody Harrelson a dominare, dando ritmo e consistenza lì dove il film sembra perdersi ma anche incidendo negativamente sulla riuscita dell’alchimia della coppia di protagonisti. Come in un teatro di guerra, il film alterna - nelle sequenze delle “notifiche” - attimi di tensione quasi insopportabili a momenti di attesa vuoti, ma ugualmente tesi. In questo riesce a essere un film di guerra più che sulla guerra e a raccontare la natura dei traumi dei reduci senza tentazioni didascaliche. Bisogna però dire che Moverman non osa bloccare fino in fondo il meccanismo classico del ritorno a casa del reduce. La seconda parte del film è quindi più prevedibile nello sviluppo del racconto e l’elemento più disturbante resta la scelta di mettere al centro della storia una coppia di soldati in cui l’istruttore è esperto tanto quanto il nuovo arrivato. L’esperienza in questo caso si misura nell’entità dei traumi subiti.

Nessuno dei due è in grado di aiutare se stesso o il compagno, ed è apprezzabile la rinuncia da parte di Moverman e Camon a facili soluzioni consolatorie. La denuncia della devastazione che la guerra compie sia su chi la combatte, o l’ha combattuta, sia su chi è rimasto a casa, poteva essere spinta oltre con più coraggio artistico. Resta comunque un film non banale che mostra come in guerra sia la paura a dettare le regole, ma che il vero logoramento stia nel ricordo e nel pensiero di quello che si è fatto o si sta per fare.

 

 


Secondo te quanti euro merita??
 

[20-04-2010]

 
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