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I gatti persiani

di Bahman Ghobadi. Con Hamed Behdad, Ashkan Koohzad

di Francesco Picerno

Ashkan e Negar sono due giovani musicisti rock iraniani usciti di prigione: per ottenere il passaporto e scappare devono organizzare un concerto e formare una band: ma in Iran il rock, e non solo quello, è bandito.

Bahman Ghobadi, regista di origine curda, già aiuto di Kiarostami e autore de IL TEMPO DEI CAVALLI UBRIACHI, ha realizzato questo film, premiato nella sezione un certain renard nello scorso festival di Cannes, in piena clandestinità, corrompendo poliziotti nelle strade di Teheran e rischiando spesso di essere arrestato.

Girato alcune settimane prima delle elezioni presidenziali in Iran, il film descrive inoltre il clima pre-elettorale che ha visto il tramonto della speranza di vittoria del presidente Moussavi. Proprio da questa speranza tradita nasce un film coraggioso e vitale, dallo stile frenetico: una contaminazione tra documentario, finzione e videoclip, dove Ghobadi segue i protagonisti raccontando realtà poco note alla scoperta della locale scena musicale - gruppi musicali rock, indie, heavy metal e rap -.

Il film oltre a raccontare con grande realismo la vita dei ragazzi di Teheran, conta di scene di altissima intensità drammatica - vedi l'interrogatorio di Nader, buffo trafficante di film clandestini -, e la stessa conclusione, cruda e toccante, fa capire quanto nell'interesse del regista non ci sia solo l’idea di un film folkloristico, ma una seria denuncia del regime teocratico iraniano. Una ventata di freschezza per il cinema iraniano, grazie ai temi affrontati e alla forza vitale di ogni sequenza, e specialmente una grandissima prova di coraggio capace di mettere in discussione un regime oppressivo con crudezza, forza e consapevolezza morale.

 


Secondo te quanti euro merita??
 

[19-04-2010]

 
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