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Marrazzo fu ''vittima di imboscata''

le motivazioni della Cassazione

 L'ex governatore del Lazio Piero Marrazzo fu "chiaramente la vittima predestinata" di una "imboscata organizzata ai suoi danni" da alcuni carabinieri della Compagnia di Roma Trionfale. Nei suoi confronti non è ravvisabile alcuna responsabilità penale nè per quanto riguarda l'uso dell'auto blu, per raggiungere l'appartamento di di via Gradoli per incontrare il trans Natalie, nè per quanto riguarda l'eventuale utilizzo di cocaina. Queste le motivazioni depositate dalla Cassazione nel provvedimento con il quale sono state confermate le misure cautelari nei confronti dei carabinieri e confermato l'impianto accusatorio della procura di Roma.

La Cassazione dunque non crede alla tesi della difesa secondo cui i carabinieri non sarebbero stati a conoscenza dell'identità della persona presente nell'appartamento di via Gradoli: le motivazioni aggiungono infatti altri particolari che fanno pensare ad un vero e proprio agguato premeditato. "I carabinieri Luciano Simeone e Carlo Tagliente al momento dell'irruzione "hanno impedito a Marrazzo di tirarsi su i pantaloni, perché la ripresa in mutande aveva ben maggiore effetto e ben altro valore, così ben altro valore avrebbe avuto la "'scena del criminè se fosse stata opportunamente condità dalla presenza di droga". Ci fu quindi una "accurata preparazione della scena, che prevedeva non solo la presenza della droga ma anche sullo stesso tavolino accanto al piatto che la conteneva, della tessera personale della vittima, affinché non vi fossero dubbi sull'identificazione del personaggio al quale non si voleva "dare scampo". 

Neppure la presenza della cocaina può dunque condurre a diverse conclusioni perché in base alla ricostruzione la droga "è stata attribuita agli indagati", portata sul luogo per rendere la posizione dell'ex governatore più vulnerabile al ricatto. Una vicenda complessa e torbida dalla quali emergono le gravi responsabilità dei carabinieri coinvolti ed in particolar modo di Nicola Testini.

Video da Repubblica.it

 

 
 

[19-04-2010]

 
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