Giornale di informazione di Roma - Domenica 17 dicembre 2017
 
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Il pallonaro Roma
 
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E ora, per Roma e Lazio quattro finali

Alla fine della fiera, il derby che doveva essere decisivo solo per la Roma risulterà esserlo anche per la Lazio. Un derby che toglie la tranquillità ai tifosi di entrambe le sponde del Tevere per il finale di campionato, con tanto di sospiro di sollievo di quelli della Roma e di maledizioni dei laziali.

ROMA - Dei giallorossi si sapeva, e si sapeva fin da venerdì, quando Sissoko e Maicon avevano spento, se non il sogno, quantomeno l’allettante prospettiva di una stracittadina da giocarsi con l’Inter ancora alle spalle e, dunque, in relativa serenità. Dunque, 44 ore per caricarsi. Troppe, per alcuni elementi. E questa è stata l’occasione per confermare e rilanciare il segnale che Claudio Ranieri aveva già dato contro l’Atalanta: non contano i nomi, né i volti, né i curricula. Conta il rendimento, e conta la funzionalità del giocatore alla partita che si va ad affrontare. Dopo l’esclusione di De Rossi e Totti (l’impressione trapelata in settimana è che l’allenatore non avrebbe disdegnato l’impiego di Menez fin dall’inizio, al posto del numero 10), non c’è giocatore che possa sentire garantito il proprio posto. Nonostante il “precariato”, però, il gruppo è solido, e lo hanno dimostrato proprio il Capitano e Capitan Futuro nel secondo tempo, aggiungendosi al tifo dalla panchina. C’è però un altro elemento, ed è puramente tattico, che fa pensare che le fortune di Menez in questo finale di campionato sono destinate a crescere: lo schema con Toni e Totti ha bisogno di una “cerniera” col centrocampo. E la cerniera non può che essere il francese. E Vucinic? Non è da folli pensare di toglierlo in questo momento? Appunto. Dunque, nelle ultime quattro gare è plausibile attendersi un impiego alternato di Totti e Toni, con Vucinic, Menez, Perrotta e Taddei, alternati, a girare attorno. Quattro gare, delle quali le prossime due saranno le più complesse: la Sampdoria verrà all’Olimpico domenica prossima caricata dalla vittoria sul Milan e dal quarto posto solitario, mentre a Parma difficilmente le scarse motivazioni dei padroni di casa potranno consigliare un impegno altrettanto scarso a ben tre giornate dalla fine. Tutt’altro che impossibili, invece, appaiono le ultime due sfide, in casa col Cagliari e infine a Verona col Chievo. Il coefficiente di difficoltà non è troppo diverso da quello del calendario dell’Inter, che sabato riceverà un’Atalanta col coltello fra i denti (partita stretta, oltretutto, nella “tenaglia” della doppia sfida col Barcellona) e poi tornerà all’Olimpico per affrontare una Lazio che, suo malgrado, dovrà cercare punti salvezza. Strada spianata nelle ultime due gare, col Chievo a San Siro e poi a Siena dove, salvo miracoli, i bianconeri saranno retrocessi.

LAZIO – Dunque, biancocelesti che si sono accorti tardi dell’importanza che avrebbe avuto il derby per la classifica. Se ne sono accorti appena un’ora e mezza prima dell’inizio, quando l’Atalanta portava a casa i tre punti contro la Fiorentina e poco ci mancava che il Bologna, steso con un’impresa domenica scorsa, non effettuasse il contro-sorpasso. Reja, almeno nel primo tempo, aveva impostato una signora partita, l’unica possibile: coprire gli spazi e sfruttare gli errori dettati dalla prevedibile tensione dei giallorossi. La Lazio ha confermato, al di là del risultato, di godere di buona salute fisica e di somigliare, finalmente, a una squadra. Ora il gruppo dovrà assorbire rapidamente il colpo e far sì che, per una volta, la sconfitta in un derby sia indolore. L’incognita, per la difficilissima partita di domenica col Genoa, sta anche in eventuali mazzate del giudice sportivo: cosa sia accaduto nel post-partita nello spogliatoio non è chiaro, ma le dichiarazioni a caldo di Reja fanno pensare a sceneggiate memorabili da parte dei suoi. Il derby consegna anche un segnale, in casa biancoceleste: la squadra può fare il salto di qualità se girano Kolarov e Zarate, che nelle fasce di competenza hanno fatto girare la testa a Cassetti e Riise nel secondo tempo. Quanto al calendario, dopo Genova arriva l’Inter che, scherzi della classifica, la Lazio si potrebbe dover trovare a fermare. Chiudono Livorno-Lazio e Lazio-Udinese, dove, considerate le motivazioni che saranno in gioco dall’altra parte, prendere meno di sei punti rappresenterà un bottino fallimentare. Bologna e Atalanta, che si incontreranno fra due domeniche, hanno nel primo caso un cammino abbastanza facile e nel secondo, invece, proibitivo. Comunque, ci sarà da lottare.

Simone Luciani

 
TAG: derby
 

[19-04-2010]

 
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