La sanità nel Lazio costa troppo. Colpa di una pesante eredità del passato, colpa di una mancata programmazione, colpa degli sprechi. Mali contro i quali il governatoere Marrazzo e l'assessore Battaglia stanno tentando di mettere riparo con un piano che in tre anni dovrebbe far risparmiare 1 miliardo e 560 milioni di euro a fronte del deficit arrivato ormai a 4 miliardi di euro.
Da indagini avviate negli ultimi mesi è emerso che nel Lazio le degenze sono più lunghe che nel resto d? Italia. Spesso i letti sono occupati anche quando i pazienti non hanno bisogno delle cure ospedaliere. Non solo: troppi sono gli esami effettuati senza reale necessità: è il caso delle risonanze magnetiche, che nell'80% dei casi danno esito negativo.
Toppi, ancora, i soldi spesi per pagare gli straordinari al personale. Ecco allora che si profilano diverse soluzioni: chiudere alcuni reparti durante i fini settimana. Non pronto soccorso o centri di trapianto, naturalemnete, ma quelli dove le degenze sono brevi. In questi casi basta programmare gli interventi in modo da non letti occupati nel fine settimana.
Altra soluzione ? da applicare grazie alla collabrazione di medici di famiglia e ospedali ? è ridurre i ricoveri. Dal piano della regione emerge che uno su due è inappropriato: serve allora una presa di coscienza colelttiva e controlli puntuali per far lavorare le strutture ospedaliere quando e quanto serve. La posta in gioco è alta: non solo perchè il deficit del Lazio rischia di portare a un commissariamento e all'aumento di irap e irpef, ma anche perché la questione ha alzato la tensione all'interno del centro sinistra alla pisana, incrinanndo i rapporti tra ds e margherita. Quest?ultima è arrivata a minacciare l'uscitra dalla maggiranza per non essere stata coinvolta nell'elaborazione del piano sanita?. Negli screzi interviene anche la rosa nel pugno che porta avanti una suoa proposta: ripristinare i ticket sui medicinali per tenere sotto controllo la spesa farmaceutica.
Pdan
[03-06-2006]
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