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Città dello sport a Tor Vergata

progetto lievitato a 608 milioni di euro

Un appalto assegnato senza gara, che ha attirato gli strali dell’Unione Europea, un progetto che è cambiato in corsa e l’immancabile lievitazione dei costi, arrivati a 608 milioni di euro,con una copertura finora che arriva a 200.
La Città dello sport di Tor Vergata, due palazzetti che ospitano piscine che possono diventare strutture polifunzionali, non è partita col piede giusto.

In una area già densamente popolata dal secondo Ateneo romano, che movimenta 40mila persone ogni giorno e che, dalla Giornata Mondiale della Gioventù in poi ha scatenato gli appetiti di politica e costruttori, che vi hanno visto la possibilità di ripetere il business realizzato con la costruzione dell’Università e del Policlinico.

Ma la vicenda della Città dello Sport, nata sotto Veltroni, con Alemanno sta prendendo sempre più i contorni degli altri progetti per i grandi eventi, che danno la possibilità di usufruire di fondi statali ma che non si sono mai rivelati un affare per la collettività, anzi in questo caso la possibilità di usufruire degli stanziamenti del Governo sarebbe legata all’aggiudicazione delle Olimpiadi del 2020, cosa ovviamente per nulla scontata.

Ma il problema del futuro assetto urbanistico di Roma non è solo Tor Vergata: in una città dove Il Tribunale Amministrativo Regionale ha bocciato il Piano Regolatore, il problema resta quello di armonizzare un rapporto tra centro e periferie andato avanti a strappi, spesso senza il supporto adeguato dei servizi.

Pensiamo solo al trasporto pubblico: la rete metropolitana solo tra due anni proporrà ai romani nuove tratte, dopo un “sonno ", se si esclude il prolungamento della A, durato 20 anni.

[08-04-2010]

 
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