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Simon Konianski

di Micha Wald. Con Jonathan Zaccaï, Nassim Ben Abdeloumen

Flavia D'Angelo

Simon Konianski ha trentacinque anni, un figlio di sei e una ex compagna che vorrebbe riconquistare. Costretto dalla separazione a una difficile convivenza a casa del padre Ernest, sfoga contro il genitore una rabbia adolescenziale contestando in tutti i modi il suo stile di vita e le sue convinzioni. Solo suo figlio Hadrien adora il nonno e apprezza le terribili storie sui campi in cui Ernest fu rinchiuso durante la guerra. Un evento inatteso costringerà però anche Simon a confrontarsi con la sua famiglia e con il passato vissuto dalla generazione precedente.

Il regista belga Micha Wald prosegue la saga di Konianski, iniziata con il cortometraggio ALICE ET MOI, e realizza una commedia che disorienta e diverte allo stesso tempo. Ci si affeziona tanto all’opprimente ossessione del padre e degli zii di Simon per le questioni della striscia di Gaza e dell’auspicato matrimonio del neo-single con una “brava ragazza ebrea”, quanto a un protagonista insolitamente antipatico.

Non è una commedia perfetta, ma è più di una commedia: è un film che cambia costantemente direzione confondendo lo spettatore con una rara eleganza. Nel momento in cui accettiamo l’assurdo mondo dei Konianski, Wald ci ricorda l’orrore reale che sta dietro ai racconti del nonno e alle paure degli zii, divertendo e commuovendo con grazia. Se la regia a volte non è all’altezza dei dialoghi e alcuni passaggi sono eccessivamente bruschi, l’intero cast è notevole e si trasforma con naturalezza nei personaggi mitici.

Nonostante alcune situazioni non originali, Wald dimostra di avere sia una visione molto chiara del tipo di cinema che vuole realizzare sia la dote non comune dell’equilibrio. SIMON KONIANSKI è il suo secondo lungometraggio, e un altro passo verso l’affermazione di uno stile personale che raccoglierà il sostegno di un pubblico disposto a essere tanto divertito quanto stupito.

 

 


Secondo te quanti euro merita??
 

[07-04-2010]

 
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