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Sul mare

di Alessandro D'Alatri. Con Dario Castiglio, Martina Codecasa

di Alessio Palma

Salvatore vive sull’isola di Ventotene con i genitori e si mantiene svolgendo due lavori: conducente di piccole imbarcazioni per turisti d’estate, muratore pagato in nero durante l’inverno. La sua esistenza viene turbata da due avvenimenti: l’incidente capitato in cantiere ad un suo compagno di lavoro, immigrato africano, cui salva la vita, e l’incontro con la misteriosa Martina, ragazza del Nord ricca e inquieta, appassionata d’immersioni subacquee,  con la quale intreccia una relazione nel corso di due estati.

A quattro anni dal precedente lavoro per il grande schermo - il cinepanettone COMMEDIASEXY -, Alessandro D’Alatri si affida all’omonimo romanzo di Anna Pavignano, anche co-autrice della sceneggiatura assieme al regista, per tornare a un cinema più intimista, fragile e di piccole dimensioni con un film realizzato rapidamente - tra l’inizio della stesura del copione e l’ultimo ciak è trascorso appena un anno -, senza attori di richiamo e una poco abusata ambientazione isolana. Un’agilità progettuale e produttiva consentita anche dalle riprese effettuate interamente in digitale.

Le intenzioni del regista  sono lodevoli e probabilmente sincere nel cercare sui volti dei personaggi e negli scorci ambientali, una leggerezza perduta nei film precedenti, di maggiore appeal commerciale e dunque più costruiti in funzione delle esigenze di marketing e del successo di pubblico. SUL MARE è una classica storia di formazione, soprattutto sentimentale, ma anche un film che allude, in verità piuttosto pretestuosamente, a problematiche sociali scottanti, prima fra tutte quella delle “morti bianche” su luoghi di lavoro malsicuri.

La sceneggiatura soffre però di eccessive forzature - svolte improvvise, personaggi poco delineati, linee di dialogo sentenziose, un’invadente voce fuori campo - e la regia non riesce mai ad assumere un punto di vista forte sulla vicenda: così il film risulta ben poco naturalistico, per via di un’impostazione troppo rigida nelle singole scene, quasi da fiction, un eccesso di riprese dai toni cartolineschi ed estetizzanti, e metafore visive dal lirismo posticcio. Ne esce un’opera ibrida, semplice e lineare nelle premesse quanto farraginosa e poco credibile nello svolgimento.

 

 


Secondo te quanti euro merita??
 

[03-04-2010]

 
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