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Regionali: vince il centrodestra, trionfa la Lega

Finisce 7-6 per il Pd che perņ perde Piemonte, Lazio, Campania e Calabria

Renata Polverini

di Filippo Pazienza

L'esito è chiaro: ha vinto il centrodestra. Nonostante il solito e ormai stucchevole carosello in sede di commento - dove ognuno gira e rimescola dati e percentuali a suo piacimento sventolando incomprensibili successi - il risultato delle Regionali 2010 determina una lampante vittoria della coalizione di Governo. Meglio ancora, sarebbe più corretto dire che ha vinto la Lega che al Nord spazza via tutto e tutti (piazzando i suoi uomini al comando di Veneto e Piemonte) e si attesta su un pesantissimo 12,3% a livello nazionale. In assoluto, finisce 7-6 per il centrosinistra ma, siccome non parliamo di una gara di calcio, il significato che si cela dietro le due cifre ha un risvolto ben più negativo per Bersani & company. L'ultimo appuntamento, datato 2005, aveva infatti consegnato al centrosinistra 11 delle 13 regioni chiamate nuovamente alle urne.

La coalizione di opposizione si conferma nelle sue storiche roccaforti (Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Marche e Toscana) e tiene in Basilicata e Puglia. A conti fatti, però, non solo vede scappar via quattro regioni (Piemonte, Lazio, Calabria e Campania) ma soprattutto si aggiudica solo uno dei tre duelli più interessanti (la Puglia) trovandosi con un pugno di mosche in mano in tutte le aree strategicamente fondamentali in ottica nazionale. Dalla Lombardia al Veneto, passando per Piemonte, Lazio e Campania, l'accoppiata Pdl-Lega conquista tutti i centri nevralgici del paese. Ancor più preoccupante il risultato ottenuto dal Pd al Nord, così sintetizzato da Umberto Bossi: "Qui la Sinistra è sparita".  

Luca ZaiaNel successo del centrodestra emerge chiaramente l'avanzata della Lega: Zaia domina la contesa in Veneto, Cota ha la meglio sulla Besso in una regione in cui, tra l'altro, il centrosinistra aveva dato vita ad una larga alleanza comprendente l'Udc. In generale, nelle regioni settentrionali, la Lega supera nettamente il Pdl in Veneto e riduce ad appena 5-6 punti il gap in Lombardia a dimostrazione di una coalizione che, giocoforza, dovrà fare sempre di più i conti con le richieste del 'Carroccio'. Il 'miracolo' (come l'hanno definito in coro tutti gli esponenti del centrodestra) arriva però dal Lazio dove, al termine di una campagna elettorale ricca di polemiche e colpi di scena, Renata Polverini completa la rimonta su Emma Bonino nonostante l'assenza del Pdl a Roma. Non a caso, decisivo si è rivelato l'ampio margine nelle altre province (netto il successo a Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo) che ha consentito alla candidata 'finiana' di cancellare il margine (oltre l'8%) a favore dell'esponente radicale nella Capitale. 

A Sud gli altri due blitz determinanti: in Calabria, Giuseppe Scopelliti batte agevolmente Ignazio Loiero; in Campania, Stefano Caldoro supera nettamente Vincenzo De Luca. Convincente, e soprattutto significativa a livello politico, l'affermazione del centrosinistra in Puglia dove Nichi Vendola (candidato osteggiato fino all'ultimo dal Pd) svetta su Rocco Palese e Adriana Poli Bortone approfittando del 'suicidio' conseguente al mancato accordo tra Pdl, Lega e Udc. Sommando infatti i voti del candidato del centrodestra a quelli della rappresentante 'casiniana', la matematica dice che il centrodestra avrebbe ottenuto anche la regione dello stivale. Allenza con l'Udc che invece, a giudicare dai dati, risulta ininfluente nel successo in Campania. Un pasticcio, quello consumatosi sull'asse Berlusconi-Casini, che all'indomani del voto ha portato alle dimissioni dell'ormai ex Ministro Raffaele Fitto, numero uno del Pdl pugliese.

Nichi VendolaIl riepilogo nazionale certifica ulteriormente la soddisfazione di Bossi e compagni. Sia il Pdl - lo stesso coordinatore Bondi ha parlato di "risultati non soddisfacenti" - che il Pd, infatti, perdono nettamente consensi (il partito di Berlusconi conferma la battuta d'arresto già evidenziata dalle Europee del 2009 passando dal 33% delle Politiche '08 al 26,7%; il Partito democratico si ferma invece al 26% dopo il 26,6% delle ultime Europee e il 34% delle Politiche 2008). In un discorso in parte analogo a quello che riguarda il rapporto Lega-Pdl, l'Idv si presenta ancora come ago della bilancia indispensabile nell'opposizione: il partito di Di Pietro perde rispetto alle ultime Europee (-0.9%) ma si attesta su un 6,9% che rappresenta un passo in avanti chiaro rispetto alle Politiche del 2008 (dove aveva ottenuto il 4,3%).

L'Udc conquista il 5,8% e riceve un chiaro segnale dai propri elettori che premiano le alleanze col centrodestra (vedi soprattutto Lazio e Campania) bocciando severamente quelle che hanno legato Casini e compagni a Pd e Idv. Buoni i riscontri per il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo il cui dato nazionale è ovviamente limitato (1,77%) ma diventa assai importante in Emilia Romagna (7%) e soprattutto in Piemonte, dove quel 4% è risultato decisivo nella sconfitta di Mercedes Bresso provocando l'amaro commento di Bersani: "Grillo al Nord ci ha rovinato". Particolarmente interessante anche la statistica sulla fetta di cittadini governata dai due poli. Fino a ieri, il dato inerente le regioni interessate parlava di 30 milioni di italiani sotto la sfera del centrosinistra e 10 milioni sotto l'influenza del centrodestra. Alla luce dei risultati, in particolare quello del Lazio, il dato si rovescia consegnando una schiacciante maggioranza alla coalizione guidata dal Premier.

No, non ci siamo dimenticati del dato sull'affluenza. In perfetta sintonia con un disamore ormai evidente, l'astensionismo è stato uno dei fattori più importanti. Solo il 63,% degli aventi diritto si è recato alle urne, con un calo dell'8% rispetto alle Regionali del 2005 e un elemento che spicca su tutti: nel Lazio, l'affluenza è stata del 12% inferiore rispetto a cinque anni fa, con la disarmante percentuale di Roma (59,20% contro il 71,91% del 2005). Ma questo, ormai, non fa più notizia.

[30-03-2010]

 
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