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La fortuna con L'effe maiuscola

La Compagnia di Teatro di Luigi De Filippo al Teatro Quirino

Di Giuseppe Duca
 
A distanza di quasi 70 anni, “La fortuna con l’effe maiuscola”, la celebre commedia che portò Eduardo e Peppino De Filippo al trionfo nazionale, torna a far sorridere le platee di tutta Italia, varcandone anche i confini, nella versione diretta ed interpretata da Luigi De Filippo affiancato da undici giovani attori. Quella allestita al Teatro Quirino fino al 25 aprile è una messa in scena divertente ed umanissima che mette in risalto una delle caratteristiche più preziose del Teatro dei De Filippo: l’umorismo.

Umorismo che rappresenta la parte agra, la parte amara di una comicità tutta napoletana che ci diverte e ci appassiona facendoci sorridere ma anche raccontandoci la fatica di vivere, attraverso un Teatro sempre attuale. A Luigi De Filippo va infatti il merito di rappresentare un classico del teatro napoletano senza perdere di vista i tempi difficili in cui viviamo. Rileggendo il passato l’artista sottolinea l’amarezza di una città, e di un intero paese, che ha rinunciato alla sua matrice ironica e solare per naufragare nel deserto della leggerezza. “Questa commedia io l’ho vista nascere – racconta De Filippo -. Mio padre Peppino e mio zio Eduardo la recitarono per la prima volta in questo teatro nel 1942 e fu un autentico trionfo. Fu soprattutto il mio debutto. Avevo 12 anni e mi aggiravo fra le quinte e gli scenari in palcoscenico  come affascinato ed incantato dalla magia della finzione scenica. Oggi, dopo tanti anni, sono felice ed orgoglioso della mia carriera e di poter tornare al Quirino da protagonista di quella stessa commedia”.

La fortuna in questione è quella inattesa che capita al protagonista della commedia, un uomo perseguitato da un destino avverso e beffardo,  che vede all’improvviso illuminare la sua misera vita dall’eredità di un parente emigrato  in America. Eredità che però ha come condizione di essere assegnata per intero al poveretto solo se lui non avrà figli. In caso contrario il ricco patrimonio andrà al figlio. Il pover’uomo, che ignorava la possibilità di ricevere il lascito, un figlio ce l’ha. Lo ha appena riconosciuto, costretto dalla miseria, in cambio di un modesto  compenso che lo avrebbe aiutato a liberarsi dai debiti. E così, da questo impedimento, nascono gli equivoci e le disavventure tragicomiche della commedia, metafora di una società che si trasforma. “Un giorno – conclude l’artista partenopeo - mentre mio padre recitava ‘La fortuna con l’effe maiuscola’, incantato e affascinato com’ero dal mondo del Teatro gli domandai: ‘Ma secondo te cos’è il Teatro?’ E lui mi rispose ‘Il Teatro è il racconto della lotta quotidiana che fa l’uomo per dare un senso alla propria esistenza’. È una definizione che ho sentito ripetere spesso in famiglia. L’amore, la gelosia, l’invidia, la voglia di potere. Tutti i sentimenti che sono nel nostro cuore, noi De Filippo li abbiamo portati sulla scena con ironia e riflessione. E ne abbiamo fatto Teatro. Il nostro Teatro”.

Le scene sono di Salvatore Michelino, mentre i costumi di Maria Laura di Monterosi.
 

[30-03-2010]

 
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