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Non sperate di liberarvi dei libri

Umberto Eco e Jean-Claude Carrière intervistati da Jean-Philippe de Tonnac

Un libro che parla di libri. In una fase di crisi generalizzata dell’intellettualismo mondiale, due intellettuali del nostro tempo si incontrano con il pretesto di discutere sull’indispensabilità e sull’ irripetibilità di un’invenzione come quella del libro.  Partendo dal definirlo una scoperta insuperabile e necessaria,(Eco sostiene che il libro è come il cucchiaio, o la ruota: una volta inventato, non è possibile far di meglio), i due si inerpicano in una dimostrazione della tesi che è più che accettabile, e che convince. La precarietà dei supporti per la lettura dei dati, che vengono continuamente superati da nuove tecnologie, rende obsoleti i vecchi formati e pone la necessità di convertire continuamente i documenti, in modo che siano leggibili dal nuovo supporto. Carrière (collaboratore di Bertolucci, tra gli altri, e storico sceneggiatore di Buñuel, con il quale lavora anche, ma non solo, per Bella di notte e  Il fascino discreto della borghesia) attinge alla sua nobile esperienza cinematografica per fornirci un valido esempio: quanti film sono stati persi nelle continue conversioni da un supporto all’altro? Il libro si dimostra, in questa prospettiva, uno strumento infallibile nella conservazione del sapere, perché, nonostante il suo materiale di natura deperibile, è certamente più valido degli altri supporti, digitali o meno, vittime del continuo processo di evoluzione tecnologica.

Invadendo ed esplorando ogni sfera artistico-culturale, i due danno vita a un dialogo coltissimo, curioso, serrato,  in cui due irrimediabili amanti della cultura condividono con i lettori curiosità, chicche, avventure ed esperienze di chi ha trascorso un’intera vita all’insegna della passione per i libri.

Chiara Borrelli

[26-03-2010]

 
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