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Caso Marrazzo, svolta alle indagini

indagato Carabiniere per morte Cafasso

La dose letale di droga che uccise il pusher del "caso Marrazzo" sarebbe stata fornita da un carabiniere. È clamorosa la svolta nelle indagini sulla banda di militari accusati di aver ricattato l’ex governatore del Lazio per i suoi incontri con i transessuali.

La Procura di Roma contesta l’accusa di omicidio volontario al maresciallo della Compagnia Trionfale Nicola Testini, già indagato di complicità con i due colleghi che agli inizi di giugno 2009 fecero irruzione nell’appartamento di via Gradoli dove il politico era in compagnia del viado Natalie. Gianguerino Cafasso sarebbe stato eliminato — è il sospetto degli inquirenti — perché era diventato un testimone scomodo e pericoloso. Lo ha raccontato la sua fidanzata Jennifer, il transessuale di 29 anni Adriano Da Motta, rivelando anche il nome dell’uomo che gli avrebbe consegnato la cocaina mischiata a eroina, uno "speedball", un mix di droghe mortale.

La confessione sul video
Non è l’unica novità. Una settimana fa, interrogato in carcere, l’altro carabiniere Luciano Simeone ha ammesso di essere stato lui a girare il video per incastrare l’allora presidente della Regione Piero Marrazzo. Un filmato di 12 minuti che lo ritraeva scarmigliato e in mutande, sul tavolino soldi e strisce di cocaina, che cercarono poi di vendere e che — quando i carabinieri furono arrestati e divenne pubblica la vicenda — lo costrinse alle dimissioni. Dopo la cattura (in cella c’è anche Carlo Tagliente) i carabinieri accusarono proprio Cafasso di essere entrato con loro nell’appartamento e aver ripreso la scena con il telefonino. «Ma era una bugia» confessa adesso Simeone che si sarebbe mostrato disponibile a collaborare con gli inquirenti pur di tornare in libertà o quantomeno ai domiciliari. Un atteggiamento che sarà comunque verificato oggi, quando i pubblici ministeri lo interrogheranno nuovamente. Si torna dunque al 12 settembre scorso, quando Cafasso viene trovato cadavere in una stanza dell’hotel Romulus, sulla via Salaria a Roma. Stroncato mentre dormiva accanto a Jennifer. Inizialmente si pensa a un infarto, dovuto alle cattive condizioni di salute dell’uomo e alla sua vita sregolata. Il caso viene archiviato. Ma due mesi dopo, quando invece si scopre che il pusher ha avuto un ruolo da protagonista nel ricatto a Marrazzo, il magistrato ordina nuovi accertamenti. Le analisi effettuate sul cadavere riesumato convincono gli esperti che a ucciderlo sia stato lo stupefacente «tagliato» male. E così viene convocato di nuovo Jennifer. «Quella sera — racconta — andammo da Testini a prendere la droga. Era già successo altre volte, lui era uno dei fornitori di Rino». I carabinieri del Ros che si occupano delle indagini lo incalzano, non credono a questa versione. Ma il viado fornisce dettagli che appaiono convincenti, si decide di effettuare nuovi riscontri. L’analisi dei tabulati telefonici mostra effettivamente i contatti tra Cafasso e Testini, una verifica sulle celle telefoniche agganciate in quelle ore dai loro cellulari sembra confermare gli spostamenti, così come li ha raccontati Jennifer. E poi ci sono le descrizioni dei luoghi dove si incontravano. «Per prendere la droga — afferma il transessuale — ci vedevamo nella zona di Saxa Rubra». Quanto basta — dice la Procura— per iscrivere il nome di Testini nel registro degli indagati per omicidio.

 
 

[25-03-2010]

 
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