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La sinfonia della natura

L'impressionismo torna a Roma

Di Giuseppe Duca

L'impressionismo torna a Roma con la grande mostra allestita al Complesso del Vittoriano.

Intitolata “Da Corot a Monet. La sinfonia della natura”, l'importante rassegna presenta 170 opere, tra cui una settantina di dipinti, provenienti da musei, gallerie e raccolte internazionali.

La mostra, organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia, è stata curata da Stephen Eisenman, che ha selezionato le opere per illustrare un aspetto cruciale della pittura francese dell"800, quello del paesaggio e della rappresentazione della natura, elemento di continuità tra l'Accademia e le sperimentazioni impressioniste e prima ancora della Scuola di Barbizon.

"Questa mostra è un'occasione per parlare del valore politico del paesaggio - ha detto il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro -. Sotto il profilo politico la difesa del paesaggio significa difesa della nostra identità culturale".

Alle grandi tele classicheggianti di un Harpignies (“Visita dell'isola di Capri”), fanno da contraltare le opere di Corot, Rousseau, Dupré, Daubigny, che, riuniti a Barbizon, una località della foresta do Fontainebleau, cominciarono a uscire dagli atelier e a lavorare en plein air, spostando l'attenzione dalle suggestioni spettacolari agli effetti transitori della luce e dell'atmosfera. Nella prima metà del XIX secolo si assiste a grandi cambiamenti e il paesaggismo entra nel dibattito culturale. L'industrializzazione e l'avvio del turismo, cambiano il mondo di percepire il rapporto tra uomo e natura, anche se artisti come Rousseau continuano a evocare campagne e foreste senza presenze umane. L'impressionismo però è modernità. Punta lo sguardo a un'economia della natura che è pura ecologia, anelando a un rapporto armonioso tra tutte le componenti, anche quelle sociali o in contraddizione. E' l'innovazione stilistica a rendere possibile una rappresentazione di tutti gli aspetti che convivono nell'immagine del paesaggio. I colori stesi senza soluzione di continuità permettono di contenere in una stessa veduta, e con identica dignità, l'aspetto naturale e umano, in ogni loro forma. Ecco dunque i porti e le ferrovie di Guillaumin, le campagne di Pissarro, il lavoro sulla Senna di Sisley, i villaggi innevati di Monet, le sue celebri marine, i prati fioriti di papaveri. E' proprio Monet che chiude il cerchio, con alcune tele del ciclo delle ninfee. L'artista mette in crisi il rapporto con la natura, si ritira nel suo giardino privato di Giverny, sprofondando in una dimensione ideale che volta le spalle alla modernità.

La mostra chiuderà i battenti il prossimo 29 giugno.

[19-03-2010]

 
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