
di Svevo Moltrasio
Non ancora ventenne finisce in carcere: inizialmente timido e solitario, piano piano si fa strada tra le band criminali interne. Nel giro di pochi anni diventerà il massimo esponente della comunità..
A quattro anni da TUTTI I BATTITI DEL MIO CUORE, torna al cinema il regista francese Jacques Audiard: scritta a più mani, tra cui anche quelle dello stesso autore, la pellicola ha ottenuto il Gran Prix della giuria a Cannes e la nomination per il film straniero agli ultimi Oscar.
Girato in gran parte all’interno di un carcere, il film si colloca nella tradizione di genere, con il racconto di una comunità isolata, microcosmo regolato dalla sopraffazione, la violenza e il sangue. In questo contesto si evidenzia l’ascesa di un piccolo delinquente – di cui rimane ignoto il reato – che lentamente, preso sotto l’ala di un boss corso, diventa il punto di riferimento principale degli intrighi interni. Il paradosso è la consacrazione di un criminale che si fa le ossa proprio dentro al carcere, seguendo una maturazione che si sposa ancor più con la criminalità.
Audiard sfrutta una messa in scena tesa, con improvvisi scoppi di violenza, soprattutto all’inizio, estremamente crudi. Nonostante le due ore e mezza abbondanti, il film non segna cedimenti e anche nella seconda parte, con le missioni fuori dal carcere del protagonista, il regista è bravo a congegnare scene di grande impatto. La scrittura dei personaggi è impeccabile, con indovinati tocchi ironici - e alcuni onirici più superflui - sullo stesso piano della direzione del cast in cui spicca, oltre al protagonista Tahar Rahim, l’inquietante boss Niels Arestrup.

[17-03-2010]
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