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Confusione perdente

Carte bollate, ricorsi e inchieste: nelle Regionali regna il caos

di Filippo Pazienza

Esclusioni, ricorsi e controricorsi. Storie di panini, firme, timbri e carte bollate. Con delizioso contorno di intercettazioni, cambiamenti di regolamento in corsa e la solita, immancabile, inchiesta di turno. Il menu, a metà tra il grottesco e il desolante (alla sensibilità di ognuno decidere da quale parte far pendere la bilancia), è servito. L'avvicinamento alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo è partito male e rischia di finire anche peggio. Di questo passo, il poco vantabile rischio di emulare la Francia (dove più di un elettore su due ha disertato le urne alle Regionali) è dietro l'angolo mentre sorprendersi ancora del famoso 'scollamento' tra politica e cittadino è divenuta impresa sempre più ardua.

Il 'caso Lazio' (a proposito, la lista del Pdl ha ricevuto lo stop definitivo del Consiglio di Stato che ha invece riammesso il 'listino' Formigoni in Lombardia) è stato solo il primo tassello di un effetto domino apparentemente senza fine. La prima conseguenza è giunta col 'decreto interpretativo' (tutt'ora sub judice) varato in fretta e furia - e con una marea di polemiche - dal Governo che oggi come oggi ha rappresentato un clamoroso autogol più che un salvataggio in corner. Atteggiamento dell'Esecutivo che a sua volta ha sollevato aspre polemiche all'interno dell'opposizione poi concretizzatesi nella manifestazione di Roma. 

Tanto per non farsi mancare nulla, anche il mondo della comunicazione ci ha messo del suo. Velocissimo riassunto delle puntate precedenti: proprio ad un passo dal periodo più caldo, quello dell'entrata in vigore della 'par condicio', l'Autorità per le garanzie delle comunicazioni vara un regolamento che pone di fatto la museruola a tutti i programmi di approfondimento politico che, indipendentemente dalla non presenza dei diversi soggetti interessati (sancita dalla legge), non possono più andare in onda. Da 'Porta a porta' a 'Matrix', passando per 'Annozero', da tutti i maggiori contenitori si alza un coro di protesta. In loro aiuto arriva l'intervento del Tar del Lazio che boccia la parte incriminata del regolamento e crea le condizioni per un immediato ripristino delle trasmissioni. Dalla Commissione di vigilanza Rai (prontamente spalleggiata dal presidente Galimberti) giunge subito l'invito al Cda a rimettere le cose al loro posto.

Infine, proprio in relazione ad uno dei talk-show più discussi ('Annozero') scatta anche l'ennesimo scandalo giudiziario con tanto di protagonisti illustri. Alcune intercettazioni inchiodano il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, che al telefono col Premier Silvio Berlusconi discute dell'opportunità di "neutralizzare o contrastare" la creatura di Santoro storicamente indigesta a Palazzo Chigi. La procura di Trani apre un'inchiesta. Nel mirino, oltre ai due soggetti sopracitati, chiama in causa anche il Commissario dell'Autohority per le comunicazioni Giancarlo Innocenzi pizzicato lo scorso 14 novembre ad ascoltare frasi abbastanza eloquenti pronunciate dal Presidente del Consiglio: "Basta, finiamola con questo scandalo. Quello che bisogna concertare è che la vostra azione permetta di chiudere la trasmissione".

A margine, e pensare che dovrebbe essere in realtà la protagonista assoluta del momento 'democratico' per eccellenza come quello delle elezioni, c'è la gente. A due settimane esatte dall'apertura dei seggi, gli ultimi sondaggi parlano chiarissimo. Molti non andranno a votare. Moltissimi alla fine ci andranno ma dire che sono confusi suona come il più banale degli eufemismi. Mai come stavolta - anche se ultimamente questo triste record rischia di essere abbattuto una tornata elettorale dopo l'altra - il popolo degli indecisi si traveste allora da ago della bilancia soprattutto nelle sfide più importanti e incerte (Lazio, Piemonte, Puglia e Campania). Onore in anticipo a chi risulterà vincente a partire dal 30 marzo. Per ora, però, ancora una volta hanno trovato il modo di perdere (quasi) tutti. 

 
 

[14-03-2010]

 
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