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Microchip con microbolle

quando la fantascienza diventa realtÓ

 Un gruppo di ricercatori del Center of Bits and Atoms del MIT (Massachussets Institute of Technology) ha messo a punto una nuova tecnologia applicabile nel campo delle microfluidica e in particolare alla realizzazione dei cosiddetti “lab-on-a-chip”, laboratori chimici nello spazio di un chip. Non vi spaventate leggendo queste parole in apparenza diffilici. Per ingegneri o esperti del settore questo è pane quotidiano.

Il concetto di “lab-on-a-chip” si è fatto strada agli inizi degli anni ’90 con l’incremento degli studi sulla Microfluidica (lo studio dei fluidi su scala micrometrica per intenderci) dando cosi la possibilità di realizzare particolari dispositivi costituiti da una complessa rete di canali e pozzetti incisi su un chip.

Fantascienza? No, sono solo dei piccoli laboratori chimici in miniatura. Il vantaggio di utilizzare tali soluzioni è individuabile nella bassa quantità di reagenti necessari a condurre le analisi preposte.

In tal modo è possibile lo studio di reazioni con reagenti molto costosi e pericolosi e un più rapido processo delle reazioni stesse. Tuttavia questi sistemi richiedono l’impiego di ingombranti sistemi di controllo a valvole, che li rendono troppo lenti per la computazione di analisi e applicazioni critiche. Ed è a questo punto che entra in gioco la nuova tecnologia, chiamata “Bubble logic” , sviluppata dai ricercatori del MIT. I ricercatori sono stati in grado di impiegare una serie di microscopiche bollicine per simulare il movimento degli elettroni che avviene all’interno di un microprocessore tradizionale.

Le bollicine possono così fluire all'interno dei canaletti del particolare chip e modificare il proprio percorso a seconda della loro massa o del loro diametro. In questo modo le bollicine possono trasportare una quantità precisa di reagente verso una posizione determinata. Il sistema di controllo non è più esterno ma integrato sul chip stesso. Questo particolare processo riesce di fatto ad unire la chimica pura con la computazione: una semplice bollicina oltre ad essere considerata come un semplice bit può anche trasportare un carico chimico. Geniale!

Oltre alla possibilità di realizzare sistemi di controllo integrati, la “bubble logic” permetterà lo sviluppo di vere e proprie “memorie chimiche” in grado di immagazzinare moltissimi reagenti che potranno essere impiegati ed utilizzati da appositi "gate logici" realizzati mediante la stessa tecnologia.

Per consigli o segnalazioni scrivete a: tecknologie@corriereromano.it

Stefano Soriano

[16-02-2007]

 
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