di Giuseppe Duca Per la terza stagione ha voluto portare in teatro il suo “Un certo signor G”, dall'opera di Giorgio Gaber e Sandro Lupporini, con la regia di Giorgio Gallione, fino al 14 marzo all'Olimpico di Roma. Poi, Nerì Marcoré vuole mettere in scena i racconti di Roberto Saviano. "Sempre con Gallione - racconta Marcoré - vorremmo portare sul palcoscenico i racconti di Roberto Saviano, tra 10-12 mesi. Non è ‘Gomorra’ ma i temi sono quelli di Saviano, che in fondo è vicino a Gaber, anche se in un altro modo e forma. Come Gaber, Saviano appartiene a quella categoria che io chiamo dei grandi filosofi e contestatori che segnano il loro tempo in qualche modo. Creano sostenitori e detrattori e io appartengono alla prima categoria".
“Un certo signor G”, ha vinto il prestigioso premio teatrale Biglietto d'Oro nella prima stagione. "Abbiamo costruito un nostro percorso di Gaber – continua Marcorè - prendendo come riferimento tutto il suo repertorio: dalla nascita del Signor G, negli anni '70 fino al 2000. Ci siamo scelti i pezzi che ci servivano a raccontare una storia. Non è un omaggio a Gaber anche se di rimando è un modo per non perdere la sua eredità che sarebbe solo legata ai supporti audio e video". Insomma, si è voluta raccontare la storia di un altro Signor G che può appoggiarsi su testi che non perdono mai di modernità, per raccontare una storia di oggi.
L'altro Signor G, vale a dire Neri Marcoré, è un po' meno arrabbiato, non perché oggi non ci siano ragioni per esserlo, ma perché Marcorè è probabilmente meno sanguigno di Gaber, più flemmatico. Infatti i monologhi e canzoni in cui c'é l'anima più arrabbiata di Gaber non fanno parte dello spettacolo. “E poi - prosegue Marcoré - io non ho vissuto le sue esperienze: gli anni '60 per nulla e gli anni '70 mi hanno toccato relativamente. Delle grandi battaglie civili e sociali ne ho usufruito in seguito. E' un altro modo di vedere le cose rispetto al suo. Però per l'indignazione, la forza di voler continuare a protestare, ad alzare la voce, a non arrendersi a questo disfacimento del tessuto connettivo della società mi sento molto simile".
Neri Marcorè è solo sul palcoscenico, accompagnato da due pianiste, Silvia Cucchi e Vicky Schaetzinger, nella magistrale elaborazione musicale di Paolo Silvestri, a riscoprire un’opera da considerare un’invenzione senza tempo di scadenza, un classico moderno che tra ironia, malinconia, istanze civili e comico paradosso si interroga sui destini dell’uomo moderno, in bilico tra utopia, impotenza, razzismo, amore, consumismo, paura e sogno.
[02-03-2010]
Jackie[20-04-2010 14:23:25]
Neri Marcoré č un artista davvero completo. A me piace tantissimo la canzone che ha cantato con Bungaro, "Il piacere di vederti", sul nuovo album del cantautore salentino, "Arte"

