di Simone Chiaramonte
Se i paesi dell'America latina sono generalmente considerati fra i più corrotti, l'Italia può entrare di pieno diritto a far parte della categoria. Il quotidiano argentino Clarìn infatti ha presentato dati sconcertanti, esordendo in questo modo: "La corruzione nell'amministrazione pubblica italiana è un 'tumore maligno' che si propaga velocemente".
Nel 2009 le denunce sono aumentate del 229 percento, ha rivelato il presidente della Corte dei conti Tullio Lazzaro, con il Lazio che si colloca al terzo posto fra le regioni che registrano più irregolarità notificate, dietro soltanto a Lombardia e Sicilia.
Dai casi più eclatanti, ultimi in ordine di tempo la "tormenta giudiziaria" che si è abbattuta sulla Protezione civile senza dimenticare il caso dell'avvocato David Mills (il cui reato è caduto in prescrizione) che vede imputato per corruzione il presidente del Consiglio, a quelli meno noti: in generale la corruzione attiva dei funzionari pubblici è aumentata del 153 percento.
La situazione dunque appare talmente grave che "minaccia di indebitare le generazioni future per i prossimi 20 o 30 anni". "Una mancanza di anticorpi nell'amministrazione pubblica contro le condotte illecite da considerare assolutamente grave, perché offusca l'immagine del Paese", ha affermato il titolare della Corte dei conti.
Se poi si analizzano le entrate fiscali, l'Italia non fa di certo una bella figura: un italiano su quattro non paga le imposte sul reddito (Irpef), solo l'1 percento dei contribuenti denuncia redditi superiori ai 100mila euro annuali.
ARTICOLO DI CLARIN
[27-02-2010]
Nessun commento alla notizia



