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Lo scandalo Fastweb e la questione del voto all'estero

Il 'caso Di Girolamo' scuote il Senato

di Filippo Pazienza

A poco più di un mese dalla Regionali, si torna a parlare anche di Politiche. No, nessun voto anticipato all'orizzonte. Nessuna crisi dell'Esecutivo. Nell'occhio del ciclone è finito infatti il voto all'estero, riportato all'attenzione della cronaca in relazione allo 'scandalo Fastweb' che ha tirato in ballo, tra gli altri, Nicola Di Girolamo. Romano, avvocato e imprenditore 49enne, nel 2008 Di Girolamo viene eletto senatore tra le fila del Pdl nella 'circoscrizione estero' (ottenendo più precisamente uno dei due seggi della circoscrizione 'Europa' che si aggiungono ai due dell''America meridionale', a quello dell''America settentrionale e centrale' e a quello della circoscrizione 'Africa, Asia, Oceania e Antartide').

Nicola Di GirolamoLa vittoria, tra l'altro messa subito in discussione (il primo dei non eletti gli contesta l'effettiva residenza all'estero, requisito necessario, dando inizio ad una lunga causa parzialmente chiusa solo nel 2009), porta Di Girolamo a Palazzo Madama dove nel frattempo diventa membro delle Commissione 'Affari esteri ed emigrazione' e del 'Comitato per le questioni degli italiani all'estero'. Nell'ambito dell'affaire Fastweb, Di Girolamo viene accusato di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al reimpiego di capitali illeciti, nonché la violazione della legge elettorale con l'aggravante mafiosa.

Poltiicamente, ed è questo il punto che ci interessa maggiormente, si pensa che Di Girolamo abbia usufruito del rapporto con la 'Ndrangheta per ottenere voti soprattutto in Germania là dove la criminalità organizzata italiana è assai ramificata. Il tema del voto all'estero, le modalità con le quali si svolge (per corrispondenza tramite gli uffici consolari sparsi del mondo) e il controllo solo relativo che la macchina statale riesce a garantirne sono così balzati all'improvviso sulle pagine dei giornali e nei servizi dei vari Tg. Il primo ad affrontare il nodo della possibile decadenza da senatore è stato proprio il Presidente del Senato, Renato Schifani, che già ieri ha annunciato la convocazione dell'aula del Senato per mercoledì 3 marzo in maniera tale da dibattere sull'eleggibilità di Di Girolamo.

Renato Schifani"Sono emersi nuovi elementi sulla dubbia elezione di questo signore", ha poi dichiarato Schifani lasciando chiaramente intendere come la decadenza riqualificherebbe Di Girolamo come 'semplice cittadino' (legalmente parlando) e in quanto tale non più 'protetto' dall'immunità parlamentare. L'iniziativa del numero uno di Palazzo Madama è importante in quanto giunta ancora prima che la Giunta per le autorizzazioni decida sull'arresto o meno di Di Girolamo. Lo stesso Schifani è tornato sull'argomento con parole dure, dicendo che "il voto per corrispondenza è uno scandalo da eliminare. Va cambiata la legge". Pensiero condiviso dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti: "Noi abbiamo detto per primi, dopo le politiche del 2006, che nelle elezioni degli italiani all'estero è avvenuto di tutto e di più: le schede, per esempio".

Sulla necessità di rivedere il regolamento del voto all'estero si sono poi espressi (tutti concordando in sostanza con la decisione di Schifani) anche tutti i più noti volti della maggioranza, da Gasparri a Cicchitto. L'unico parere discordante è stato quello di Aldo Di Biagio, Responsabile Italiani nel Mondo del Pdl: "Da come si sta parlando in queste ore, tutti sapevano e tutti preannunciano il marcio nelle elezioni degli italiani nel mondo, un eccesso di saccenza che delude e sposta l'epicentro del problema attuale. Siamo dinanzi ad un presunto reato grave e deplorevole compiuto da un signore, e di conseguenza è necessario ed opportuno che la giustizia faccia il suo corso, ma da qui a condannare tutto il comparto degli italiani nel Mondo e le loro modalità di esercizio di voto mi sembra qualcosa detto giusto per aprire bocca".

In maniera trasversale, il problema è stato poi affrontato anche al di là della coalizione di Governo. Più o meno in linea col pensiero della maggioranza è Pierferdinando Casini, leader dell'Udc: "Bisogna mantenere le circoscrizioni elettorali fuori dall'Italia perché gli italiani all'estero sono una grande risorsa, tuttavia bisogna rivedere la normativa in senso garantista per evitare rischi di manipolazione dei voti". Più duro invece il commento di Francesco Nucara, segretario del Pri: "Il voto degli italiani all'estero andrebbe abolito, perché non controllabile. Se non lo si vuole abolire perlomeno si impedisca il voto per corrispondenza". 

Antonio RazziL'ultima, solo in ordine di tempo, è stata infine la reazione dell'Idv per bocca di Antonio Razzi - l'altro senatore eletto nella circoscrizione 'Europa' al pari di Di Girolamo - che suggerisce anche una possibile risoluzione: "Da tempo Italia dei Valori insiste sulla necessità di cambiare la legge elettorale per l'elezione dei parlamentari italiani all'estero. In tempi non sospetti è stata depositata una mia proposta di legge per introdurre il voto elettronico e abolire quello per corrispondenza. Il voto elettronico - ha aggiunto Razzi - è l'unica modalità che permette di scongiurare i brogli elettorali, irregolarità che si sono sistematicamente ripetute sia nelle elezioni del 2006 e quelle del 2008. Se il centrodestra ha intenzione seriamente di modificare il sistema di voto all'estero calendarizzi la nostra proposta di legge e la porti subito in Parlamento". 

 
 

[26-02-2010]

 
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