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Brigate Rosse in Tv

pericolo serio o montatura?

Accendo la TV. C’è il tg. Ehilà, ci risiamo: ancora le Br! Dopo un'indagine durata quasi tre anni, la Digos ha arrestato quindici militanti. Le accuse sono pesanti: banda armata e associazione sovversiva. Nel frattempo il commentatore dice: “ Obiettivi: una casa di Berlusconi a Milano, la sede del quotidiano Libero, gli studi di Sky e di Mediaset a Cologno Monzese, la sede dell'Eni a San Donato Milanese, il professore universitario Pietro Ichino, il dirigente dell'Eni Vito Schirone e il dottor Luigi Roth”. Non solo: i brigatisti arrestati rifiutano di rispondere ai magistrati. Anzi: continuano a minacciare.

Dopo il tg, discussioni e dibattiti su varie reti. Opinionisti e politici dicono di non sapere bene di cosa si tratti davvero e neppure l'effettivo grado di pericolo di queste ipotetiche nuove Br. Ripetono che esprimere giudizi avventati non ha alcun senso, e sbaglia chi dice di essere già in grado, oggi, di definire i contorni della nuova galassia del terrorismo di sinistra. L'unica cosa seria da fare è attendere con calma gli sviluppi delle indagini e la ricostruzione delle biografie politiche degli indagati, non fosse altro perché non sono mancati, anche in anni recenti, episodi controversi di inchieste finite in bolla di sapone.

Al di là delle parole, mi rimane una certezza: l'estremismo, fino al limite massimo dell'uso delle armi, non è mai del tutto scomparso in Italia. Molte volte è stato dato per annientato, sconfitto, distrutto. Ma è ritornato sempre. Cornice ideologica: resistere al nuovo che avanza, anche con la forza e, soprattutto, con tutto l’odio politico possibile. Intanto: “Mi dichiaro prigioniero politico”, così ha detto un nuovo brigatista al magistrato che lo interrogava. Dopo anni dai primi processi alle Br. All’incirca trenta. Resta la sensazione di un assurdo tuffo nel passato. Spengo la tv. Qualsiasi altro commento è inutile.

Mario Pulimanti 

[14-02-2007]

 
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