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Il ritorno. Dentro un nuovo Iraq

di Giuliana Sgrena

Dopo cinque anni, Giuliana Sgrena è tornata in Iraq. Ci è tornata da giornalista, per vedere cosa sta accadendo in questo paese, ma ci è  tornata anche da donna che in quella terra ha vissuto un trauma fortissimo. Giornalista del Manifesto, Giuliana Sgrena è stata inviata in Somalia, in Palestina, in Afghanistan, in Algeria e ovviamente in Iraq. Ma è inutile nasconderlo: il suo nome ci è noto per un altro motivo. Cinque anni fa era inviata in Iraq quando è stata rapita, è stata tenuta prigioniera per un mese, e alla fine liberata. Fin qui potrebbe essere la tragedia pur terribile che tanti suoi colleghi hanno conosciuto. Ma nella sua storia non c’è un pieno lieto fine. Nicola Calipari, l’agente del Sismi che la stava portando in salvo quel 4 marzo di cinque anni fa, sulla strada per l’aeroporto viene ucciso dal fuoco di un blindato americano ad un chek-point. La Sgrena rimane ferita.

C’è anche questo nel suo libro “Il ritorno. Dentro un nuovo Iraq”, libro col quale lei affronta l’Iraq di oggi, il suo trauma, la sua voglia di fare giornalismo. Ne ha parlato alla libreria Feltrinelli della Galleria Alberto Sordi, il 18 febbraio.

Pur tra attentati sanguinari, e con una classe politica ancora troppo immatura e largamente corrotta, l’Iraq che la Sgrena ha ritrovato è un paese dove la gente ha voglia di riprendersi la propria vita e lo sta facendo. Se poca è l’iniziativa pubblica, enorme è quella privata: la gente ricostruisce ristoranti, luoghi di ritrovo, e li frequenta. Il dibattito culturale è tornato vivace, ci sono mostre d’arte e dibattiti politici. Le donne si sono rimpossessate della vita che vivevano durante il regime di Saddam, quando l’Iraq era un paese sotto dittatura ma laico. Alcune hanno dismesso il velo.  

Permangono comunque grandi problemi. Sono problemi soprattutto logistici. Se in una città come Baghdad non c’è infatti né corrente per tutto il giorno né acqua purificata, se le medicine sono spesso scadute e i servizi sociali sono inesistenti, è facile pensare cosa succede nei centri rurali. Eppure, nonostante queste difficoltà, il popolo iracheno è un popolo attivo, vivace, anima una società civile che vuole tornare a vivere. La gente denuncia la corruzione della classe politica e si sviluppano movimenti non-violenti. Pur avendo vissuto tragedie tremende (ancora oggi entro i confini iracheni ci sono un milione e mezzo di sfollati) il popolo iracheno che Giuliana Sgrena ha ritrovato dopo questi cinque anni è un popolo determinato a riprendersi la propria vita.
 
“Il ritorno. Dentro il nuovo Iraq” di Giuliana Sgrena; Feltrinelli, Milano, 2010, pag. 138, euro 13,00

Antonio Scafati

[19-02-2010]

 
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