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Sanità: l’allarme dei sindacati

nel Lazio situazione difficile

di Antonio Scafati

Cgil, Cisl e Uil si sono riunite intorno allo stesso tavolo per rilanciare l’allarme sui problemi della sanità nel Lazio e per proporre soluzioni per migliorarne l’efficienza. La situazione della sanità laziale è particolarmente difficile: i posti letto sono insufficienti, il costo delle rette è il più alto del Paese (3000 euro), le liste d’attesa nel settore pubblico sono lunghissime, i precari sono troppi e dannosa per l’efficienza del servizio è la norma che blocca le assunzioni.

I sindacati chiedono al commissario Elio Guzzanti (nominato dal Governo dopo le dimissioni di Marrazzo) di tornare sui propri passi. Anzitutto la questione dei nuovi ticket che entreranno in vigore dal 1 aprile: Cgil, Cisl e Uil sono contrarie a questo provvedimento, sottolineando che i ticket che andranno a interessare le fasce sociali più deboli. Altra richiesta è quella legata l’introduzione delle esenzioni da reddito attraverso l’utilizzo dell’Isee a partire dal 1 aprile 2010, come già previsto dal decreto n°24/08. Circa il blocco del turn-over, i sindacati parlano di provvedimento inutile e dannoso, che lede l’efficienza del servizio sanitario e ingrossa il precariato. Sul tema della riconversione e della riorganizzazione della rete ospedaliera, le sigle chiedono che essa sia contestuale all’apertura di servizi territoriali, RSA e assistenza domiciliare integrata. I sindacati si dicono pronti anche ad affrontare la questione della flessibilità a patto che si prendano decisioni sul personale studiando caso per caso, azienda per azienda, tenendo conto delle diverse necessità dei territori. Va infine cercato un modo per riequilibrare il rapporto tra sanità pubblica e sanità privata. Come primo passo per migliorare l’efficienza del pubblico, Cgil, Cisl e Uil propongono di aumentare l’offerta attraverso l’apertura dei servizi 6 giorni la settimana, per 12 ore giornaliere.

I sindacati fanno richieste anche al Governo. I tre anni concessi al Lazio per il risanare i conti sono considerati un tempo troppo stretto, considerato anche che regioni come l’Emilia, il Veneto o la Toscana hanno impiegato tra i cinque e i dieci anni per la riorganizzazione della rete ospedaliera, e in alcuni casi i lavori non sono ancora terminati. Inoltre, il blocco dei finanziamenti dal Governo alla Regione (per una cifra che ammonta a 4 miliardi) sta avendo ripercussioni sul funzionamento della struttura sanitaria, impedendone anche il risanamento.
 
 

[09-02-2010]

 
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